ADDEBITI ILLEGITTIMI SUI CONTI CORRENTI BANCARI: ANCHE LE PERSONE FISICHE POSSONO AGIRE IN GIUDIZIO PER LA RESTITUZIONE DI QUANTO INDEBITAMENTE PERCEPITO

In questi ultimi anni, in cui il numero del contenzioso contro gli istituti bancari ha raggiunto il suo picco massimo, si sono viste agire in giudizio per la ripetizione delle somme illegittimamente percepite dalle banche, perlopiù le persone giuridiche.

Di norma, infatti, sono le società commerciali e le ditte individuali, che per l’esercizio della loro attività lavorativa necessitano, spesso, di più di un conto corrente e, soprattutto della concessione di fidi, a vedersi riconosciuto dal Giudice un ingente credito a causa della moltitudine di movimenti che caratterizza i loro conti correnti, degli sconfinamenti oltre il fido concesso e, di conseguenza, degli interessi anatocistici applicati dalle banche oltre che della nullità dei contratti per la mancata sottoscrizione da parte dell’istituto bancario e per la carenza delle condizioni.

Tuttavia, la sentenza n. 3362/2016 del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che qui si commenta, dimostra come anche una persona fisica che sia dotata di un conto corrente ad uso personale possa subire un simile “torto” da parte delle banche.

La suddetta sentenza ha definito un giudizio in cui tre correntisti persone fisiche, rappresentati e difesi dall’avvocato Gianluca Casertano, hanno visto accogliersi le proprie domande di nullità dei contratti costitutivi dei conti correnti e di condanna della banca convenuta alla restituzione delle somme di denaro indebitamente calcolate con coeva condanna alle spese legali.

Sebbene le movimentazioni presenti nei conti correnti intestati a persone fisiche, a causa della differente finalità del conto stesso, siano di numero notevolmente inferiore rispetto a quelle dei conti correnti di persone giuridiche, e sebbene, di conseguenza, le somme apprese illegittimamente dalle banche in tal caso siano di un importo non così esorbitante, come di norma si vede in caso di contenziosi tra società o ditte individuali ed istituti bancari, ciò non esclude il fatto che il piccolo risparmiatore, il quale deposita tutti i suoi averi in banca, non debba lamentarsi della condotta illegittima di quest’ultima.

Così è stato fatto dagli attori del giudizio intentato contro l’istituto bancario, definito con la sentenza in esame, i quali hanno lamentato la nullità dei contratti istitutivi dei conti correnti a loro intestati e l’applicazione di commissioni di massimo scoperto ed interessi anatocistici vietati dalla legge.

A maggior ragione, in questo periodo di forte recessione economica, è importante comprendere come le banche agiscano sui nostri conti correnti e come, nel caso in cui agiscano in modo illegittimo, fare per vedersi restituire tutto quanto da esse appreso ma che non doveva essere appreso.

Sentenza n. 3362-2016

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