Addio al contributo di mobilità

Con il recente  Messaggio n. 99 del 11 gennaio scorso, anche l’Inps è intervenuto a ribadire quanto previsto dal Legislatore nelle riforme introdotte dalla Legge n. 92/2012, ossia che a decorrere dall’1 gennaio 2017 non esiste più l’indennità di mobilità ordinaria, né la possibilità di iscriversi nelle liste di mobilità e di conseguenza neppure gli incentivi per le aziende che assumono lavoratori iscritti nelle liste di mobilità.

La modifica normativa risale alla Legge c.d. “Fornero” n. 92/2012, entrata in vigore il 18 luglio 2012, che all’art. 2, comma 71, ha previsto l’abrogazione con decorrenza 1° gennaio 2017 di tutte le norme che prevedevano i suddetti istituti.

Le conseguenze per le aziende, che rientrano nel campo di applicazione Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, sono notevoli in quanto, come precisato anche nel Messaggio Inps n. 99/2017, vengono meno le <<seguenti forme contributive:

  • contributo ordinario di mobilità, pari allo 0,30% della retribuzione imponibile (art. 16, c. 2, lett. a) legge n. 223/91);
  • contributo d’ingresso alla mobilità (art. 5, c. 4, legge n. 223/91)>>.

Ne deriva che, oltre al minor carico contributivo, dette aziende, in caso di licenziamento collettivo, non saranno più tenute ad allegare alla comunicazione di apertura della procedura, la ricevuta del versamento all’Inps di una somma pari al trattamento mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero di esuberi denunciati (c.d. contributo d’ingresso).

Mentre sul versante “lavoratori” (dipendenti da aziende rientranti in ambito CIGS), la riforma comporta che, in caso di licenziamento collettivo, i dipendenti licenziati non riceveranno più l’indennità di mobilità né potranno più iscriversi alle liste di mobilità.

La cessazione del rapporto darà loro diritto unicamente all’indennità di disoccupazione (“NASPI”).

 

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