BANCHE CASERTANE USURAIE, tra conti corrente, interessi su interessi e costi nascosti

Nell’intervento dell’avvocato cassazionista Gianluca Casertano, ecco tutte le novità della giurisprudenza, che, finalmente, guarda con meno indulgenza al trattamento che gli istituti di credito riservano ai loro clienti CASERTA – Da qualche anno sembra definitivamente terminato l’avallo dell’operato delle banche da parte della magistratura. Contratto di conto corrente, fideiussioni ed operazioni finanziarie sono da tempo sotto accusa e finalmente sono letti attraverso lenti nuove o, quantomeno, più rigorose.

Tutto è cominciato più o meno dal 1999 con le prime sentenze della Corte di Cassazione sul divieto di anatocismo e, da allora, sono state sempre più numerose le decisioni  sfavorevoli alla prassi bancaria, che hanno dischiuso in favore del cliente la possibilità di ottenere restituzione di somme addebitate (se il conto è stato chiuso) oppure la possibilità di una drastica riduzione del saldo debitore (se il conto è ancora funzionante).

Conosciamo le tradizionali  voci di addebito già da alcuni anni colpite dalla magistratura: anatocismo (interessi calcolati su interessi, che il giudice sopprime), interessi superiori al tasso legale non pattuiti per iscritto (che il giudice riporta al tasso di legge), interessi usurari (che il giudice abbassa a zero), commissioni di massimo scoperto (che il giudice abolisce completamente), variazioni peggiorative delle condizioni di rapporto, non adeguatamente motivate dalla banca.

Due recenti decisioni nuovamente contro la prassi bancaria richiamano l’interesse dei clienti e degli operatori.

Usura.
Sono considerati usurari tutti gli addebiti che superano il tasso-base di riferimento (c.d. tasso soglia, oltre il quale c’è usura); ma la magistratura afferma che tale tasso-base va calcolato sommando al tasso debitore tutti i costi del conto, che mascherano un ulteriore costo effettivo periodico del denaro, per evadere dalla legge antiusura. Tale principio, affermato dal 2010 dalla Corte di Cassazione penale, ha avuto un recente fondamentale  riconoscimento in sede civile da parte della Corte di Appello di Milano con la sentenza del 17 luglio 2013 che si avvia a costituire un precedente fondamentale nelle cause civili.

Un’altra questione: l’omissione di produzione dei documenti da parte della banca. Ed anche un’ultima importante breccia nel muro dello strapotere delle banche del 2 agosto scorso da parte della Corte di Cassazione. Spesso, infatti, le banche (per strategia) negano ai correntisti la consegna degli estratti conto dall’inizio del rapporto, che servirebbe loro per controllare la validità degli addebiti, adducendo il limite di legge decennale di conservazione delle scritture contabili. Tale limite era ritenuto intangibile e le banche potevano godere di una sorta di invisibilità degli errori anteriori al decennio.

Un’altra barriera è caduta: con la sentenza n. 18541 del 2 agosto scorso, la Corte di Cassazione afferma che, qualora sia la banca a prendere l’iniziativa per il recupero del credito (ad esempio con un decreto ingiuntivo) nei confronti del cliente indebitato e questi si opponga ed apra un contenzioso sulla (s)correttezza dei conteggi della banca, quest’ultima deve consegnare al giudice l’integrale estratto conto dall’inizio del rapporto, non potendo invocare più alcun “limite decennale” (e spesso i conti sono molto risalenti). In tal caso l’azione di recupero della banca si risolve in un boomerang letale per lei, con risultati sorprendenti a favore del correntista.

Un’ultima novità. Premesso che nei casi sommariamente citati, spesso la banca preferisce una transazione appena dopo la proposizione dell’azione da parte del cliente, per evitare spese legali, costi di consulenze ed un esito abbastanza scontato, oggi la spinta alla soluzione conciliativa (rapida ed economica) dovrebbe essere facilitata dalla recente reintroduzione (in materia bancaria e finanziaria, per quanto qui ci interessa, con il c.d. “decreto del fare” n. 69/13) dal tentativo di conciliazione, da promuovere obbligatoriamente prima dell’eventuale vera e propria causa.

Avv. Gianluca Casertano, cassazionista

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