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Archivio per la categoria ‘copyright’

C&P Factor

15 dicembre 2013 Nessun commento

Non spetta a me dire, almeno in questa sede, se nello scritto di Massimo Gramellini si possa ravvisare il plagio di un post di Massimo Mantellini . Di certo, alcune parti sono sovrapponibili e la cosa non ha reso felice il secondo . Andiamo oltre la legge. Io credo che la menzione dell’autore di uno scritto sia sostanzialmente – e almeno principalmente – un fatto di educazione. Il diritto alla paternità dell’opera (così si chiama per la legge) appartiene al novero dei diritti (d’autore) morali, che si contrappongono a quelli patrimoniali (es.: quello alla riproduzione). Quindi, anche per la stessa legge si tratta di qualcosa che va al di là delle questioni di vil metallo. Il fatto è che c’è sempre qualcuno, specie tra più forti (grandi giornali, grandi content provider), che si crede al di sopra della legge, specie qui, in Internet, dove, per trasgressione, ci piace così tanto essere tutti un po’ anarchici e poco inclini a rispettare la legge. Fatti come quelli lamentati da Massimo (Mantellini), sono, purtroppo, all’ordine del giorno. La tentazione di fare “copy & paste” dei contenuti altrui è sempre forte e l’immediatezza tecnica favorisce non poco il peccato. I fatti, le notizie, appartengono a tutti: non così le parole con cui le si riportano e i commenti che vi si fanno. Ecco perché quel “riproduzione riservata” che, pur nel suo senso giuridico, i “grandi” ci sbattono regolarmente in faccia suona beffardo. Quello che si può fare, quello che non si può fare sul Web non differisce dal mondo della carta, lo ricordavo in un mio breve scritto di qualche tempo fa.

Approfondimenti:
C&P Factor

Lsdi > Copyright e CC, un piccolo manuale del diritto d’ autore nell’ era digitale

1 gennaio 2013 Nessun commento

( da Lsdi del 25 dicembre 2012 ) Il copia&incolla credo sia una delle più grandi conquiste dell’umanità: con soli due click si può clonare il mondo ed appropriarsene. Il  plagium latino, come furto o rapimento, nel diritto d’autore appropriazione dell’opera altrui per farla apparire, appunto, propria. Una pratica vecchia quanto l’arte, ma oggi mai così alla portata di tutti, di click, anzi, come visto, di due: quello del copia e quello dell’incolla. E più comunichi, più l’opera si diffonde, e più ci si espone anche perché, nel mondo digitale, ha ben poco senso una contrapposizione tra originale e copia. L’idea di scrivere ancora una volta qualche riflessione sul diritto d’autore nell’era digitale è nata da una piccola disavventura che ha colpito  Pier Luca Santoro , il quale ha recentemente patito un copia&incolla un po’ allegro. Poi, Pino Rea mi ha chiesto di approfondire un po’ per LSDI. Onorato, come si dice, ma senza retorica o piaggeria. Pensate un po’ che la vigente legge sul diritto d’autore è del 1941. Precisamente, si tratta della legge  22 aprile 1941 n. 633 – Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Il che, malgrado i tanti rimaneggiamenti, la dice lunga sull’esistenza del problema di sempre, cioè l’eterna rincorsa del diritto alla tecnologia con il primo sempre in affanno. Una femmina nata libera ed eternamente giovane corteggiata da un vecchio impacciato e senza fantasia che proprio non ce la farà mai. Ma veniamo al tema, cioè ai diritti e ai doveri di chi pubblica in Rete un’opera dell’ingegno. Il diritto d’autore usa distinguere tra diritti morali e diritti patrimoniali. Tra i primi il più importante è quello di paternità che è addirittura inalienabile. Se un terzo si appropria della paternità della mia opera, nel senso che vi mette il suo nome, commette un plagio, comportamento vietato e penalmente sanzionabile. I diritti patrimoniali (di utilizzazione economica, come dice la legge) comprendono, invece, quello di riproduzione, che è il più rilevante. Può essere ceduto dall’Autore a soggetti terzi (tipicamente, un editore) ma è sempre riservato a chi ne è titolare. Premettendo che vi è riproduzione abusiva dell’opera anche quando è chiara e corretta l’indicazione della paternità, il corrispondente diritto soffre alcuni limiti. Il principale è previsto dall’art. 65 l. 633/41. Ecco il primo comma, più rilevante 1. Gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l’utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell’autore, se riportato. Quindi, se per tutte le opere dell’ingegno vale la regola del divieto di riproduzione (salvo che vi si rinunci), per quelle individuate nella norma appena citata vale il contrario. Altrimenti detto, se si vuole evitare la riproduzione di questo tipo di articoli, si deve mettere la formuletta magica “riproduzione riservata”. Poi, ovviamente, una riproduzione sistematica pur consentita può diventare atto di concorrenza sleale, ma così andremmo un po’ fuori tema. Qualche pillola giuridica anche per i fotogiornalisti. Non tutte le fotografie sono opere dell’ingegno stretto senso; donde il diversificarsi della relativa tutela. Esistono tre tipologie di fotografie: – semplici riproduzioni, cioè “ le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili”; – fotografie opere dell’ingegno, ad esempio uno scatto di  Mapplethorpe ; – semplici fotografie – e sono le più comuni – vale a dire quelle di cronaca e/o che non abbiano carattere artistico, ad esempio la foto del sorpasso di Valentino su Casey giù dal cavatappi di Laguna Seca (e lo dico, addolorato, da ducatista). Le riproduzioni, come intuibile, non godono di alcuna tutela che, semmai, spetta a quanto riproducono. Le seconde, invece, sono disciplinate come qualsiasi altra opera d’arte. In particolare, va ricordata la durata settantennale dell’esclusiva. Le ultime, infine, si trovano in una posizione giuridicamente intermedia perché ad esse si applica la regola di cui all’art. 90 l. 633/41 Gli esemplari della fotografia devono portare le seguenti indicazioni: 1) il nome del fotografo, o, nel caso previsto nel primo capoverso dell’art. 88, della ditta da cui il fotografo dipende o del committente; 2) la data dell’anno di produzione della fotografia; 3) il nome dell’autore dell’opera d’arte fotografata. Qualora gli esemplari non portino le suddette indicazioni, la loro riproduzione non è considerata abusiva e non sono dovuti i compensi indicati agli articoli 91 e 98, a meno che il fotografo non provi la malafede del riproduttore. Sicché, se non si vuole concedere una libera riproduzione, occorre mettere sempre queste indicazioni. Su quelle stampate, si usa annotarle sul retro, sui file è diffuso inserire un watermark in un angolo. Per queste fotografie la tutela è limitata a 20 anni dall’anno di produzione (ecco perché deve essere indicato). Altre eccezioni alla riproduzione riservata che ci possono interessare e riguardano tutte le opere sono contenute nell’art. 70 sempre della l. 633/41. La prima 1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali. La seconda, invece, è più controversa e dai confini incerti 1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma. Chi ha avuto modo di seguire, negli ultimi anni, i sempre critici incroci tra diritto d’autore e Internet, ricorderà che la norma era stata fortemente voluta da Pietro Folena nel 2008. Il punto è che, malgrado i nobili intenti e gli sforzi equilibristici delle novella, da un lato non è mai stata definita la portata della locuzione “qualità degradata”, dall’altro stiamo ancora aspettando il decreto ministeriale sui limiti degli usi didattici e scientifici. Evidentemente, per completa assenza di volontà. Sin qui la teoria o poco più. Ma a voler essere pragmatici? In questi giorni ricorre il decennale di attività del gruppo  Creative Commons .  Bernardo Parrella , sempre su queste pagine digitali, ne approfitta per raccogliere un po’ di materiali di interesse sottolineando i non trascurabili aspetti filosofici tipici del movimento. Io, che ho capacità più modeste e ambizioni più limitate, mi limito a qualche considerazione finale di carattere pratico-giuridico. L’Autore chiede sempre il riconoscimento del proprio lavoro. Non necessariamente danari (quanti di noi  cedono gratuitamente le proprie opere), ma alla paternità non si rinuncia. E non v’è dubbio che, attualmente, il modo più valido per rendere chiaro il regime giuridico delle proprie opere ove si rifiuti il modello “tutti i diritti riservati” (tipico della legge, ma derogabile) sono le licenze Creative Commons. Sebbene, talvolta, siano adottate in modo acritico (senza una vera conoscenza di ciò che statuiscono), va detto che si distinguono sia per l’essenzialità delle regole che per la straordinaria efficacia dell’originale iconografia. Se vogliamo, dunque, sono un ottimo strumento per evitare gli scherzi dei soliti furbetti.

Approfondimenti:
Lsdi > Copyright e CC, un piccolo manuale del diritto d’ autore nell’ era digitale

Giornalettismo > Il copyright e i poteri forti della Rete

23 marzo 2012 Nessun commento

(da Giornalettismo del 23 marzo 2012 ) Un amico mi ha detto che questo editoriale è equilibrato. In realtà, a me sembra un po’ dai toni accesi, quelli di una volta. Un po’ “sopra le righe”, come una volta ho detto di un altro che se l’è pure presa, il permalosone. :.:.: L’anno scorso, d’improvviso, l’AgCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha affermato di voler redigere un regolamento per la risoluzione delle diatribe sul diritto d’autore online. L’idea non era piaciuta per il timore che tra i poteri che l’Autorità sembrava volersi attribuire vi fosse anche quello di ordinare l’oscuramento dei siti sospettati di violazioni della proprietà intellettuale. Col sospetto, peraltro, che ciò potesse costituire una scusa per un intervento in realtà meramente censorio. Insomma, secondo alcuni il solito tentativo di imbavagliare la Rete con uno strumento dall’apparenza legale e, fatto altrettanto grave, bypassando la magistratura. Personalmente, non ho mai avallato questa tesi un po’ paranoica, ma qualche rischio ci poteva essere. Il perché lo capiremo alla fine dell’articolo. Fatto sta che, malgrado il sorprendente parere favorevole del costituzionalista (ed ex giudice costituzionale) Valerio Onida, e dopo una “proposta” molto soft di regolamento, il presidente AgCom, Corrado Calabrò, è andato in commissione parlamentare a riferire che non hanno potere regolamentare. Che ci pensi, allora, il legislatore. Come mai questo clamoroso “revirement”? Prova a spiegarlo Edoardo Segantini in un  editoriale che è il vero bersaglio di queste mie riflessioni: “Poi però Calabrò deve aver avuto paura di mettersi contro la parte del «popolo della rete» più insofferente a qualsiasi limitazione, che trova nei big dell’economia digitale potenti alleati e in Parlamento ascoltatori sensibili”. Queste e altre amenità qualunquiste contenute nel pezzo in commento, dimostrano, in realtà, sia un interesse di parte (comprensibile, rispettabile, ma non lo eleviamo ad interesse universale), sia un marcato misoneismo che, peraltro, si svela nella vacua locuzione “popolo della rete” (comunque, con le mie fortissime perplessità sull’uso del minuscolo, forse voluto). Non è la prima volta che Segantini si occupa di temi tecnologici. Ha trattato di social network, banda larga, neutralità della Rete, spesso con curiosità, competenza ed equidistanza, va detto. Che succede, ora? Credo che dietro ci sia il misoneismo di cui dicevo, forse il voler essere rassicurante come una Rete 4, magari anche una giornata storta: succede. E c’è soprattutto la partigianeria di chi non vuole adattarsi al mondo che cambia sopra ogni singolo. Sì, perché i “poteri forti” non sono certo le “potenti organizzazioni offshore” – quasi un complottismo occulto – ma, piuttosto, certe note concentrazioni capitaliste – e “tradizionali”, nel senso weberiano – che si arrogano il diritto di pilotare il sapere. Fermo restando che una semplice authority – peraltro costituita nei modi che anche Segantini dimostra di conoscere perfettamente – non può certo assurgere ad arbitro di un medium – la Rete – che è senza dubbio il veicolo più libero che si conosca: salvo l’intervento dell’autorità, appunto.

Vedi il resto:
Giornalettismo > Il copyright e i poteri forti della Rete

Nuovi servizi e contenuti digitali tra semplificazione amministrativa, diffusione della conoscenza e diritti individuali – Roma, 9/03/2012

29 febbraio 2012 Nessun commento

Iusreporter.it segnala Nuovi servizi e contenuti digitali tra semplificazione amministrativa, diffusione della conoscenza e diritti individuali Roma, 9 marzo 2012, ore 10 Università Europea di Roma Via degli Aldobrandeschi, 190 Indirizzi di saluto P. Paolo Scarafoni L.C. … L’articolo e’ disponibile nel blog

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Nuovi servizi e contenuti digitali tra semplificazione amministrativa, diffusione della conoscenza e diritti individuali – Roma, 9/03/2012

Civile.it – Il copyright nel mondo del fashion … (feed)

14 febbraio 2012 Nessun commento

Johanna Blakley: Lessons from fashion’s free culture –Video available– “Copyright law’s grip on film, music and software barely touches the fashion industry … and fa – Questo e’ un Feed. Il testo completo e’ solo sul sito www.Civile.it. Solo i siti amatoriali o senza pubblicità sono autorizzati ad aggregare i nostri contenuti, grazie.

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Civile.it – SOPA e PIPA: scioperano i big di internet … (feed)

18 gennaio 2012 Nessun commento

Copyright come virus di internet ? “Copyright come virus di internet”: secondo un ingegnere questo e’ il ruolo del copyright in inte – Questo e’ un Feed. Il testo completo e’ solo sul sito www.Civile.it. Solo i siti amatoriali o senza pubblicità sono autorizzati ad aggregare i nostri contenuti, grazie.

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Il re-streaming di canali televisivi free-to-air e’ legittimo?

13 gennaio 2012 Nessun commento

Web-TV: la Corte di Giustizia UE dovra’ stabilire se il re-streaming di canali televisivi free-to-air e’ legittimo La Corte di Giustizia dell’Unione europea dovrà chiarire se il diritto esclusivo dell’autore di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico, su filo o senza filo,… L’articolo e’ disponibile nel blog

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Il re-streaming di canali televisivi free-to-air e’ legittimo?

III edizione Corso di perfezionamento in Diritto e Gestione della Proprieta Intellettuale, della Concorrenza e delle Comunicazioni

10 gennaio 2012 Nessun commento

Iusreporter.it segnala Università LUISS Guido Carli – III edizione Corso di perfezionamento in Diritto e Gestione della Proprieta Intellettuale, della Concorrenza e delle Comunicazioni

Quadro sinottico con modifiche apportate dalla legge n. 183 del 12.11.2011 – ‘legge di stabilità’ – al codice di procedura civile, ecc… – a cura di Giorgio Rossi

20 dicembre 2011 Nessun commento

Quadro sinottico con modifiche apportate dalla legge n. 183 del 12.11.2011 – ‘legge di stabilità’ – al codice di procedura civile, ecc… – a cura di Giorgio Rossi Scarica il file .pdf

Corte UE: vietato imporre ai provider l’obbligo di filtrare le comunicazioni elettroniche che implicano uso di software peer-to-peer

24 novembre 2011 Nessun commento

Sentenza Corte di Giustizia dell’Unione europea del 24 novembre 2011: Non è possibile imporre a un internet service provider l’obbligo di predisporre un sistema di filtraggio delle comunicazioni elettroniche che implicano l’uso di software peer-to-peer « On those grounds, the Court… L’articolo e’ disponibile nel blog

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Corte UE: vietato imporre ai provider l’obbligo di filtrare le comunicazioni elettroniche che implicano uso di software peer-to-peer