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Archivio per la categoria ‘facebook’

Alternative a Whatsapp, il migliore e’ Line.me ?

10 marzo 2014 Nessun commento

Un altro messanger via internet Tutti ci siamo buttati a cercare qualcosa che possa sostituire whatsapp. Dopo l’acquisizione di Facebook sembra che poco sia cambiato nelle abitudini. E’ cambiato invece l’interesse

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Alternative a Whatsapp, il migliore e’ Line.me ?

CMS: Ulteriore integrazione con Twitter e Facebook

10 marzo 2014 Nessun commento

Una importante innovazione per il software che gestisce i contenuti dei nostri siti (CMS).In poche parole i nostri siti, da oggi, possono scrivere su twitter e facebook quello che vogliamo quando lo vogliamo.Nella foto: un post autoprodotto dal sito con i criteri predefiniti su base settimanale, in questo caso. Quello che vedete nell’immagine allegata non e’ un comune post inviato su facebook. E’ un post generato dal sito e inviato su facebook, senza mio intervento manuale. In breve, invia

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CMS: Ulteriore integrazione con Twitter e Facebook

Civile.it – Alternative a Whatsapp, il migliore e’ Telegram.org ? … (feed)

25 febbraio 2014 Nessun commento

Il messenger universale e open source, crittografato e mondiale. Made in Telegram LLC Dopo ogni acquisizione di Facebook si dice sempre che gli utenti, gelosi della loro privacy, abba – Questo e’ un Feed. Il testo completo e’ solo sul sito www.Civile.it. Solo i siti amatoriali o senza pubblicità sono autorizzati ad aggregare i nostri contenuti, grazie.

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Politici vintage

13 febbraio 2014 Nessun commento

Leggo questa Significa invece, spiega Boldrini, “sentire la richiesta di aiuto che viene dai nostri ragazzi, senza voltar loro le spalle. Le risposte non sono facili e vanno cercate ascoltando i gestori dei social media, i blogger, l’Autorita’ che tutela la privacy e coinvolgendo il mondo della scuola e le famiglie. Massimo osserva su Facebook

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Politici vintage

Civile.it – Processo Telematico: redattore aperto e gratuito al min … (feed)

5 febbraio 2014 Nessun commento

Da Facebook –Video available–

Originariamente pubblicato su:
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Categorie:civile, ebook, facebook, pa, siti, video Tag:

Quando il like è reato

2 febbraio 2014 Nessun commento

Ho l’impressione che, pur nel 2014 e nell’epoca dei social network, certe dinamiche proprie non siano ancora nello sttrumetario di color che dovrebbero disporne. L’altro giorno ho sentito questa notizia  che è tanto grossa che mi viene il sospetto che non sia vera (o del tutto vera): coimputato, con l’accusa di diffamazione. per aver messo un semplice “like” su Facebook. Non voglio fare discorsi giuridici complessi sul concorso di persone nel reato, ma credo che si possa semplificare. Ora, un conto è la condivisione di uno status. E ci ragioniamo (sull’ulteriore diffusione di un contenuto eventualmente illecito). Un conto è, giusto per fare un esempio “della realtà tangibile” (quella non telematica, per dirla meglio), apprezzare pubblicamente un rapinatore (dopo la rapina). Ci arrivano tutti che chi approva l’azione un tipo ancorché armato e incappucciato non risponde, pur in concorso, di rapina. O no? Peraltro, ho giusto un caso simile…

Ecco la fonte della notizia:
Quando il like è reato

La giustizia ai tempi di Facebook (e della crisi)

13 gennaio 2014 Nessun commento

Non redo che nessuno di noi possa rimanere realmente indifferente di fronte ai suicidi in qualche modo collegabili alla crisi che stiamo patendo. E sono convinto che, anche per opporsi a drammi come questi, tutti noi, ognuno con le proprie risorse, dobbiamo fare qualcosa. Qualcosa, ovviamente, di buono e utile, dal voto in giù. E, invece, qualcuno preferisce inventarsi iniziative che avranno il solo effetto di far perdere tempo (forse anche denaro) alla gente e che, visto come sono votate all’insuccesso, costituiranno ulteriore frustrazione per spiriti già provati. Mi riferisco alla “class action” (così la chiama, molto impropriamente, il Giornale ) annunciata ieri da Affariitaliani.it  che si appoggia, classicamente, ad una pagina Facebook  partecipativa e che viene dal basso (nel momento in cui scrivo, quasi 13.000 partecipanti all’evento). Tutto ruota intorno a un bell’”esposto-querela” per il reato di istigazione al suicidio ( sic ), ovviamente contro questo Governo. E’ proprio roboante. Il fallimento totale è annunciato (per palese infondatezza delle tesi giuridiche sottostanti) e l’intasamento delle Procura subirà ulteriori aggravamenti. La Giustizia è una cosa seria.

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La giustizia ai tempi di Facebook (e della crisi)

Giornalettismo > Le bufale di De Benedetti sulla Web Tax

30 dicembre 2013 Nessun commento

(da Giornalettismo del 28 dicembre 2013 ) L’argomento ad hominem , il prendersela direttamente con la persona piuttosto che con le sue argomentazioni, è sempre una tentazione; specie contro persone sulle quali ci sarebbe molto da dire. Ma bisogna sapervi resistere perché è uno stratagemma retorico la cui efficacia dura poco e, inesorabilmente, svela la pochezza di chi lo usa. E, comunque, nel caso che mi accingo a trattare si ha buon gioco a confutare argomentazioni deboli e inconferenti. Carlo De Benedetti, novello “blogger” su Huffington Post, proprio ieri ha difeso a spada tratta la “Web tax”, appena rinviata dal Governo Letta. Non è la prima volta, per la verità: era già successo il 16 dicembre scorso, sempre sull’Huffington . E partiamo proprio da qui. Secondo De Benedetti imprese come Google (ma anche Amazon e Facebook) venderebbero beni e servizi (in particolare, pubblicità) in tutto il mondo, Italia compresa, ma scanserebbe balzelli di qua e di là finendo per fatturare in Paesi dalla pressione fiscale più lieve, ad esempio l’Irlanda. Vero. Talvolta si chiama elusione fiscale e, sino ad un certo punto, è lecita, sempre che non diventi evasione. Ma, allora, perché non non spezzare questo slalom fiscale e permettere che qualche briciola caschi anche qui da noi, italiani invidiosi? Ed ecco la “Web tax”: costringere chi genera in qualche modo profitti “sul” Belpaese ad aprire una partita IVA “IT” e, dunque, pagare tasse qui da noi, per quel profitto. Tutto molto interessante per le nostre casse cronicamente vuote. Peccato che la misura sia soltanto un patetico tentativo di fare protezionismo. E non sono certo soltanto il populista Grillo e il Casaleggio piccolo fan di Big G a sostenerlo. Tanto per cominciare, Google fattura in Irlanda perché, molto comprensibilmente, ha scelto un posto dove non ti strozzano di tasse. E – piccolo particolare – l’Irlanda è UE, Eurozona. Circostanza che fa ancora più dubitare della legalità del balzello telematico, come rende sostanzialmente inconferente il riferimento dell’Ingegnere alla “stabile organizzazione” dell’impresa da tassare. In più, questa imposizione rischierebbe di tagliarci fuori , paradossalmente, da un flusso economico sicuramente appetibile perché le imprese costrette ad aprire una partita IVA italiana potrebbero rinunciare ad ogni attività qui da noi. In termini generali, però, quello che risulta lampante è la ricorrente miopia dei nostri governanti, magari oggi quarantenni che, però, hanno ben più della loro età anagrafica e continuano a comportarsi come se la globalità del mercato e la transnazionalità della Rete non esistessero. Pensiamo a rendere l’Italia (e l’Europa) più competitive, non a gambizzare la vera economia cercando di tassare in tutti i modi chi, evidentemente, non pensa di investire in Italia per la demenziale pressione fiscale che ci distingue in tutto il mondo.

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Giornalettismo > Le bufale di De Benedetti sulla Web Tax

Civile.it – L’ecommerce di un produttore artigiano e di alimentari … (feed)

5 dicembre 2013 Nessun commento

Quali autorizzazioni dopo la Bassanini ? Eccole”Attività di vendita di prodotti propri via web” Segnala il dott. commercialista

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Civile.it – L’ecommerce di un produttore artigiano e di alimentari … (feed)

Categorie:civile, ebook, facebook, sentenze, siti Tag:

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Quali autorizzazioni dopo la Bassanini ? Eccole”Attività di vendita di prodotti propri via web” Segnala il dott. commercialista

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