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Archivio per la categoria ‘Internet e stampa’

Tra le righe, niente

14 ottobre 2010

La notizia è, oramai, anche vecchiotta. L’ intervento giudiziario apparentemente anomalo in danno del blog Sul romanzo. L’hanno commentato in molti, compreso un noto permalosone. Un altro commentatore afferma di aver visionato il “provvedimento”, ma io non l’ho rintracciato. Così, giusto per ragionare sulla base di un qualcosa, chi si offre di pubblicarlo?

Ecco la fonte della notizia:
Tra le righe, niente

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Il Web non è stampa: un commento (autopromozione)

8 ottobre 2010

Punto Informattico mi ha fatto la gentilezza di pubblicare un mio commento sulla sentenza di Cassazione riguardante la responsabilità dei direttori di testate telematiche. Lo riporto anche qui. ***** Io, forse con un po’ di presunzione, ripartirei da una sintetica massima che ho scritto l’altro giorno: “Il direttore di una testata online, attesa la particolarità del mezzo, non risponde necessariamente per omesso controllo ex art. 57 c.p.”. L’ho scritta per un articolo pubblicato da Manlio Cammarata a commento (seppure in una prospettiva particolare) dell’ormai celeberrima sentenza sulle responsabilità del direttore di una testata online. Ho letto un po’ di cose in giro (Marco Scialdone, Guido Scorza e Fulvio Sarzana di S. Ippolito – mi scusino eventuali altri che non ho reperito) eppure non cambierei una parola per avallare una sentenza non sempre linearissima – è vero – ma senza dubbio condivisibile nei princìpi più essenziali. Mi spiego meglio. Premessa Le sentenza di legittimità (tali sono quelle emesse dalla Cassazione) si occupano, di regola, di diritto, non del fatto. Per tale motivo, non dovremmo mai aspettarci una puntuale (ri-)ricostruzioni dei fatti sottostanti la pronuncia. Ragionare diversamente non è soltanto inutile, ma appare davvero giuridicamente insostenibile. Il corollario è che ha anche poco senso insistere eccessivamente sul caso concreto laddove la Cassazione indica, notoriamente, princìpi. Soltanto per completezza, la testata oggetto della sentenza è registrata (se n’è accorto un semplice lettore), mentre poco si sa circa la pubblicazione, nel 2001, della lettera incriminata. Quest’ultima circostanza insieme a quelle riguardanti la prova della pubblicazione (la Cassazione neppure le ha prese in considerazione in quanto subordinate), rimangono, però profili di fatto, del caso concreto, su cui si può ampiamente sorvolare – a meno che non ci vogliamo sostituire ai giudici del merito. L’importante è capire che la Cassazione è partita da una base fattuale consolidata (e che non poteva più rimettere  in discussione) e che, come anticipato, si occupa di diritto, non del fatto. Il Web non è stampa Marco Scialdone ha giustamente ricordato che il padre del principio fissato nel titolo di questo paragrafetto è Vincenzo Zeno-Zencovich, precisamente in uno scritto che risale ad oltre dieci anni fa (e che la diabolica WayBackMachine ha memorizzato nella versione online pubblicata dalla mitica rivista Beta.it). Fulvio Sarzana di S. Ippolito , pur ricordando chi è il prof. Zeno Zencovich, lo ridimensiona un po’ dicendo che è un civilista e che, comunque, la sua tesi è di dodici anni fa. Non mi sembrano argomenti molto sostenibili. Malgrado abbia letto di “tesi non convincenti”, la verità è che, attualmente, non esiste alcun serio argomento per smentire quanto sostenuto da Zeno-Zencovich; neppure la l. 62/2001 che, come sappiamo, è stata ben ridimensionata dal d.lgs. 70/2003. E la Cassazione lo sa: “né con lo legge 7 marzo 2001 n. 62, né con il già menzionato D.Lsvo del 2003, è stata effettuata la estensione della operatività dell’art. 57 cp dalla carta stampata ai giornali telematici, essendosi limitato il testo del 2001 a introdurre la registrazione dei giornali on line (che dunque devono necessariamente avere al vertice un direttore) solo per ragioni amministrative e, in ultima analisi, perché possano essere richieste le provvidenze previste per l’editoria (come ha chiarito il successivo D. Lsvo)”. Le contestazioni al direttore responsabile Due mi sembrano i punti fermi nella vicenda: il documento ritenuto lesivo non era un articolo scritto dai redattori, ma uno scritto proveniente da un terzo estraneo (un lettore); il direttore non era chiamato a rispondere a titolo di concorso (di persone), ma ex art. 57 c.p. (Reati commessi col mezzo della stampa periodica), vale a dire per omesso controllo. Che è tutta un’altra cosa. Recita la norma che ci interessa: “Salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo”. Ciò significa che il direttore risponde penalmente se per negligenza, imperizia o imprudenza (aspetti della colpa) non si avvede di un contenuto penalmente illecito. Perché – lo si desume implicitamente dalla norma – il direttore ha proprio questo ruolo giuridico di impedire la commissione di reati per il tramite della sua testata. Oggi la Cassazione dice (finalmente) una cosa molto importante che io credo debba essere condivisa; e l’hanno sempre condivisa anche coloro che, come Guido Scorza, oggi criticano – peraltro un po’ sopra le righe – le argomentazioni della Suprema Corte. E’ riportata nella primissima parte delle motivazioni (ma dopo il sunto dei motivi di ricorso della difesa). Provo a sintetizzarla: l’art. 57 c.p. non può essere applicato a realtà diverse dalla carta stampata in quanto concepito prima dell’avvento di esse e, comunque, per il generale divieto di applicazione analogica (in malam partem ) delle norme penali. Pur in un contesto non chiarissimo – va riconosciuto – si tratta di un’osservazione non soltanto giuridicamente corretta, ma sintomo anche di una grande comprensione delle tecnologie. Non sono forse anni che continuiamo a dire che un conto è il controllo che può fare un direttore in una redazione (con gli scritti dei propri redattori relativamente ai quali, a mio avviso, vi è, normalmente, più un’ipotesi concorsuale), un altro è quello che si può fare su post e commenti? E ora che lo sostiene anche la Cassazione perché non ci va più bene? Di certo, la Corte non distingue espressamente tra articoli della redazione (che, secondo me, devono comunque essere controllati e concordati) e altri contenuti autonomamente inseriti da terzi, mentre una legge ambigua si presta ad interpretazioni contraddittorie e pericolose. Non per questo possiamo cassare la Cassazione. Sulla sequestrabilità delle testate registrate Fulvio Sarzana di S. Ippolito va oltre, parlando degli effetti che la sentenza in commento potrebbe causare in una prospettiva logico-giuridica. Se un sito Internet (financo testata registrata) non è stampa (v. sopra) allora non gode della copertura costituzionale secondo cui (art. 21, art. 3) “Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili”. Io non sono d’accordo e lui lo sa. Ne abbiamo parlato, ci siamo confrontati, cocciutamente sono rimasto della mia idea e, qui, ripropongo i passaggi di essa. Premesso che, se diamo per buone le premesse di cui sopra, qui ci troviamo di fronte ad un caso di analogia in bonan partem (applicazione di norme favorevoli, per dirla semplice) dunque lecita, non dobbiamo mai dimenticare che, indipendentemente dai fatti realmente accaduti (la verità giudiziaria si è, inevitabilmente, cristallizzata) la sentenza si è occupata di un contenuto di terzi, quella non meglio precisata lettera di un lettore. Invero, non tanto tempo fa la Cassazione si era già trovata a decidere su un caso analogo, vale a dire sulla sequestrabilità di scritti postati in un forum facente parte di una testata registrata. La Suprema Corte ha, così, fatto un netto distinguo tra articoli veri e propri e tutto il resto concludendo per il divieto di sequestro soltanto per i primi. I motivi? Eccoli: “i messaggi lasciati su un forum di discussione (che, a seconda dei casi, può essere aperto a tutti indistintamente, o a chiunque si registri con qualsiasi pseudonimo, o a chi si registri previa identificazione) sono equiparabili ai messaggi che potevano e possono essere lasciati in una bacheca (sita in un luogo pubblico, o aperto al pubblico, o privato) e, così come quest’ultimi, anche i primi sono mezzi di comunicazione del proprio pensiero o anche mezzi di comunicazione di informazioni, ma non entrano (solo in quanto tali) nel concetto di stampa, sia pure in senso ampio, e quindi ad essi non si applicano le limitazioni in tema di sequestro previste dalla norma costituzionale”. A maggior ragione, l’ anno prima gli ermellini avevano ritenuto sequestrabili degli annunci pubblicitari pubblicati su pagine Web, ritenuti collegati ad uno sfruttamento della prostituzione, in quanto non rientranti nel diritto cosiddetto alla “libertà di stampa”. In buona sostanza, dunque, c’è da gettare acqua sul fuoco perché a parte qualche isolata stecca dei giudici di merito , la Cassazione ha ben distinto tra libertà di stampa e altro che non ha nulla a che vedere, con le conseguenze del caso in ordine ai sequestri. Purtroppo, si parla ancora di libertà di stampa e non, più ampiamente, di libertà di espressione del pensiero. Ne consegue che, allo stato, i blog, giusto per fare l’esempio più attuale, sono sequestrabili senza conflitto con l’art, 21 Cost. Ma questo, pur importante, è un altro discorso e non riguarda il tema toccato dalla più recente sentenza di legittimità che, lo dobbiamo ricordare, esime blogger e gestori di forum da doveri di controllo su contenuti altrui.

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Il Web non è stampa: un commento (autopromozione)

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Direttori online non responsabili? (updated)

1 ottobre 2010

La notizia, non da poco, sta passando per i media ( Repubblica e ZeusNews ). Le conseguenze, ad esempio per la blogosfera, sarebbero identiche (nel senso dell’irresponsabilità), pare l’abbiano riconosciuto anche gli ermellini. Leggeremo la sentenza, spero presto. Nel frattempo, cautela. Aggiornamento del 2 ottobre, tardo pomeriggio: il testo è su Penale.it , passatomi da Manlio Cammarata.

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Direttori online non responsabili? (updated)

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Cassinelli rettifica

17 giugno 2010

E se un giorno avrò l’obbligo di rettifica al pari di un giornale? I blogger più attenti (e anche gli altri) sanno che all’interno della legge cosiddetta “bavaglio” (in realta, un disegno di legge attualmente alla Camera ) è stata inserita una norma che imporrebbe la rettifica anche per i “siti informatici” (già prevista per la vera stampa dalla l. 47/48). Con sanzioni pecuniarie di una certa entità in caso di inottemperanza. Per cronica mancanza di tempo, non sono riuscito a scrivere nulla sino ad oggi, ma, vista le imminenti scadenze, penso di non potermi sottrarre dal notiziare quei quattro lettori che ho. Incominciamo. Dico subito che mi sono sforzato di trovare una linea interpretativa che escludesse dal novero dei “siti informatici” realtà amatoriali come i blog. Ho fallito, ho trovato soltanto argomentazioni debolissime. Dunque, occorre andare oltre. Io penso che sia sbagliato pensare che la rettifica sia dovuta soltanto dalla stampa vera e propria. E’ una questione di educazione e, poi, giuridica. Mi sembra che su questo si possa convenire tutti. Dunque, di per sé, l’approvanda regola non sarebbe sbagliata. Ma esistono due problemi, non da poco: – un blog non ha, di regola, una struttura anche soltanto lontanamente paraganabile a quella di un giornale (la redazione, banalmente) essendo, al contrario, normalmente gestito a livello amatoriale e non in modo continuativo – pertanto, non è facile rispettare i tempi e forme indicate dal testo attuale; – direttamente con i contenuti dei blog non si fanno certo i milioni (spesso, il blog è una strumento di personal branding, ma questo è un altro discorso) – dunque, le sanzioni sono sproporzionate. Elementare: visto che un blog non è come un giornale, non può essere trattato allo stesso modo (come, invece, vorrebbe il disegno di legge incriminato). Ci pensa Roberto Cassinelli che, dopo aver detto la sua pochi giorni fa , propone una versione definitiva di emendamento . Che non piacerà ai più intransigenti della libertà della Rete, ma che trova, secondo me, un buon punto di equilibrio. Perché negare il diritto alla verità che si esprime con la retifica?

Link:
Cassinelli rettifica

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Non sciopero reloaded

14 luglio 2009

Tutto QUI , non c’è altro da dire. P.S.: Il bello è che Gilioli continua – e malgrado le mie preghiere di “rettifica” – a segnalarmi come contributor del tam-tam alla manifestazione. Che è assolutamente falso. Alla faccia del mio diritto all’identità personale (peraltro, anche come giurista).

Post originale:
Non sciopero reloaded

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Blog e rettifiche: io penso differente – UPDATED 2

5 luglio 2009

Io partirei da qui: Mi permetto di sottoporti anche questo: Li firmiamo? http://scialdone.blogspot.com/2009/06/li-firmiamo.html E’ un’opinione ovvio, discutibile ovvio, ma in tutto questo tripudio di “famigerati ammazzainternet” diventa davvero difficile per chiunque esprimere opionioni “altre” o potere in qualche modo interloquire, visto che il “nuovo pensiero unico” diventa di volta in volta a cascata l’unico e il solo che viene massicciamente veicolato in modo assolutamente inconsapevole dai tantissimi altri. La coda incredibile e difficilmente bloccabile dell’emendamento D’alia docet. http://scialdone.blogspot.com/2009/06/emendamento-dalia-facciamo-un-po.html Condivido che tenere alta l’attenzione, nel dubbio, è sicuramente la strada da percorrere, ma da sempre ho ritenuto molto più utile farlo attraverso interlocuzione e il “condizionamento” e penso anch’io, nella fattispecie, che sia molto più costruttivo e produttivo tentare di trovare un interlocutore che si dimostri sensibile e si dia da fare attivamente. Dovremmo essere così forti da imporre noi l’agenda legislativa in questo settore, piuttosto che subirla dice qua Maistrello http://www.sergiomaistrello.it/2009/07/04/io-il-14-luglio/ che sull’argomento esprime concetti assolutamente chiari e condivisibili. Io non penso dovremmo protestare col silenzio. Al contrario, credo dovremmo parlare molto di più, spiegare molto di più, documentarci molto di più, facendoci forti dei fatti e guadagnando credibilità grazie alla laicità intellettuale dei nostri ragionamenti e alla rigorosa rinuncia all’emotività. Saranno i fatti a renderci liberi, non l’indulgere in proteste improvvisate, spesso isteriche e talvolta del tutto inconsapevoli. Nel caso delle leggi che in questo periodo lambiscono internet, in particolare, io credo che l’argomento “giù le mani dalla libertà d’espressione” abbia fatto un po’ il suo corso, tanto che spesso finisce per fare il gioco di chi un bavaglio alla rete magari vorrebbe metterlo davvero. Siamo autoreferenziali, reagiamo con argomenti che convincono chi è già dalla nostra parte e confondono o peggio irritano chi già ci vede con distanza e sospetto. La casualità, l’improvvisazione, l’ignoranza su temi così strategici per il paese sono il vero scandalo. Su questo dobbiamo e possiamo lavorare molto di più. Abbiamo margini enormi di lavoro, se riusciamo a essere più forti, più coesi, più precisi e più saldi di nervi. Aggiungo (io) che così si corre il rischio (anche) che le cose davvero importanti, poi passino tra il silenzio e l’ignoranza (nel senso di sconoscenza) generali. Trattasi del commento di tal darmix (dico *tal* perché confesso di non conoscerlo come nick, non per fare lo snob) che quoto anche nella singola virgola. E’ QUI da QUESTO post di Quintarelli. Io ho avuto veramente poco tempo per parlare del famigerato “decreto Alfano” (*). Sono stato travolto dal lavoro (l’unico che ho, quello di avvocato) e il poco tempo libero l’ho dedicato ai miei affetti, anche distanti. I blogger, i giornalisti, i politici, i tecnici avrebbero fatto meglio a partecipare, ad esempio, all’ incontro di Pescara (peraltro benefico pro Abruzzo) invece di starsene nelle loro torri d’avorio a *memare* iniziative fondate su errori gravissimi. Purtroppo, non c’erano tramezzini, non c’erano super sponsor coi loro speakers, non c’erano gettoni di presenza (ci siamo pagati tutti le spese).  E’ stata una cosa di sostanza, molto sobria. Dunque, i soggetti di cui sopra non si sono visti. Peccato, perché avrebbero sentito Guido Scorza e anche il sottoscritto sostenere che, semmai, è un problema di testo scritto un po’ male, non un “ammazzainternet”. Le parole, sempre le parole… “Le parole sono importanti” (così me la cavo con la citazione dotta). Anche i baci sono importanti, ma questa è un’altra storia. (*) Ho letto in giro che molti si sono allarmati per la forma del “decreto”. Ecco… non è un decreto… è il ddl intercettazioni che tutti conoscono (per altri motivi, decisamente più seri)… Giusto per chiarire che non si tratta di un colpo di mano del Governo, ma della volontà, esprimenda (vedremo come) del Parlamento, pur con una certa maggioranza. Giusto per capire che ci vorrebbe maggiore preparazione nel commento delle notizie. P.S.: Linko anch’io gli Onorevoli Palmieri e Malan che si stanno occupando del caso. Aggiornamento del 6 luglio 2009, ore 00:10 (dopo il MotoGP…) : Sergio Maistrello, nei commenti, dice di non aver capito bene le mie parole. Siccome il suo è un test importante e attendibile, penso sia il caso di spiegarmi meglio (ho messo giù un po’ di getto, in effetti). Come scritto a suo tempo , io non penso che il testo del ddl intercettazioni, nella parte in cui prevede l’obbligo di rettifica anche per i “siti informatici”, sia un “ammazzainternet”. Io ritengo che l’obbligo riguardi le testate registrate (non a caso si tratta di una proposta di modifica alla legge sulla stampa), non qualunque sito (addirittura, ho sentito parlare di obblighi in capo a Google e simili…). Certo è che il testo si presta ad interpretazioni sballate. Allora, sono d’accordo con una modifica che, però, non può essere pubblicizzata con il silenzio delle ultime iniziative internettiane. Ecco, bisogna parlarne. Aggiornamento del 6 luglio 2009, ore 02:00 (guardando “Cose mai viste”) : vedo che anche Dario è per il parliamone… E mi piace anche citare raxi , mio pragmatico conterraneo (ma leggetevi anche i commenti successivi, ché si comprende meglio il suo pensiero). Si allarga il fronte, molto bene…

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Blog e rettifiche: io penso differente – UPDATED 2

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Cambio!

22 marzo 2009

Sulla questione del progetto di legge presentato dall’On. Carlucci direi che è stato scritto di tutto e di più, da tutti. Inutile che sprechi risorse telematiche con un intervento che, a questo punto, sarebbe tardo e superfluo.

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Cambio!

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Libertà o censura? – UDPATED

10 marzo 2009

Stavo appassionandomi alla questione della proposta di legge dell’On. Carlucci. Ma gli eventi sono praticamente quotidiani e non riesco a starci dietro.

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Libertà o censura? – UDPATED

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