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Archivio per la categoria ‘provider’

Repetita iuvant

24 novembre 2011

Eggià… «Questa decisione è quanto mai tempestiva perché il ricorso al filtraggio, come alternativa al sequestro, ha raggiunto in Italia livelli patologici». Questo il commento di Paolo Nuti, presidente dell’Aiip, l’associazione Italiana Internet provider. «Ci attendiamo ora che si ponga fine alla deriva giurisprudenziale che ha portato i nostri tribunali a scambiare il filtraggio su Internet per una forma di sequestro – aggiunge Nuti – e che si arresti l’iter dei progetti di legge tesi a legittimare, in contrasto con la legislazione comunitaria, tale insensata ed incostituzionale deriva». (dal Corriere di oggi , sulla sentenza della Corte UE in tema di filtri al P2P ) Io non credo che la sentenza della Corte comunitaria possa generare decisioni dello stesso segno circa i sequestri di siti per “inibizione” (caso The Pirate Bay e figli, per intenderci), però mi fa piacere che anche Paolo Nuti comprenda la necessità di fare qualcosa. Personalmente ritengo che l’unica possibilità (anche quella più solida) sia quella legislativa. L’avevo detto tempo fa , ma proprio una persona molto vicina a Nuti ha definito la mia idea bizzarra e strampalata. Stai a vedere che…

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Giornalettismo > L’Ue vieta i filtri sul P2P?

24 novembre 2011

(da Giornalettismo del 24 novembre 2011) Vietati i filtri sul peer-to-peer. E’ questa, in sostanza, il senso della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea emessa proprio oggi. Tutto, in realtà, nasce da una decisione un po’ scellerata con la quale il Tribunale di prima istanza di Bruxelles aveva imposto ad un provider di connettività, su istanza della SABAM (omologa della nostra SIAE), di impedire gli scambi peer to peer in violazione delle norme sul diritto d’autore. In pratica, come ben evidenziato dalla Corte di Appello di Bruxelles che ha sottoposto il caso alla Corte di Giustizia, si era imposto al provider un sistema di filtraggio: – di tutte le comunicazioni elettroniche che transitavano per i loro servizi, in particolare mediante programmi peer-to-peer; – da applicarsi indistintamente a tutta la sua clientela; – a titolo preventivo; – a spese esclusive dei singoli provider; – senza limiti nel tempo. Proprio sul punto è intervenuta la Corte Europea che ha stabilito che un giudice dell’Unione non può ingiungere quanto sopra per la contrarietà alle norme comunitarie (peraltro, regolarmente recepite dai singoli Paesi) vigenti in tema di dati personali, commercio elettronico e anche diritto d’autore. Non si tratta di una cosa da poco. Gioiscono i provider che, non avendo un obbligo generale di sorveglianza, vedono oggi allontanarsi il pericolo che qualche giudice nazionale imponga loro adempimenti francamente esorbitanti, onerosi, forse addirittura irrealizzabili. Gioiscono gli utenti che eviteranno controlli preventivi e indiscriminati in danno della loro privacy (un po’ come accaduto a seguito del caso Peppermint), potendo godere della pienezza dei servizi telematici. Insomma, una vittoria importante – anche se ottenuta su una decisione palesemente censurabile – a beneficio di molti. Fine dei giochi, dunque? Non si vuole rovinare la festa a qualcuno, ma chi pensa che la decisione europea abbia messo fuorilegge, ad esempio, anche i sequestri di siti mediante inibizione di accesso, si sbaglia di grosso. La sentenza è intervenuta soltanto per il fenomeno peer-to-peer sull’ipotesi di filtri generalizzati, preventivi e a tempo indeterminato, predisposti nell’ambito di una sorveglianza attiva del provider. Da qui a ritenere illegali anche i “nostrani” sequestri di siti (tecnicamente molto più semplici) ce ne passa, purtroppo. Complice una giurisprudenza discutibilmente “creativa” circa l’inibizione di cui sopra, i fornitori di connettività saranno ancora tenuti a rispettare i decreti di sequestro.

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Corte UE: vietato imporre ai provider l’obbligo di filtrare le comunicazioni elettroniche che implicano uso di software peer-to-peer

24 novembre 2011

Sentenza Corte di Giustizia dell’Unione europea del 24 novembre 2011: Non è possibile imporre a un internet service provider l’obbligo di predisporre un sistema di filtraggio delle comunicazioni elettroniche che implicano l’uso di software peer-to-peer « On those grounds, the Court… L’articolo e’ disponibile nel blog

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Corte UE: vietato imporre ai provider l’obbligo di filtrare le comunicazioni elettroniche che implicano uso di software peer-to-peer

24 novembre 2011

Sentenza Corte di Giustizia dell’Unione europea del 24 novembre 2011: Non è possibile imporre a un internet service provider l’obbligo di predisporre un sistema di filtraggio delle comunicazioni elettroniche che implicano l’uso di software peer-to-peer « On those grounds, the Court… L’articolo e’ disponibile nel blog

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Violazione dei diritti della personalita’ su Internet e competenza giurisdizionale

21 novembre 2011

Sequestro Moncler: i veri problemi

7 novembre 2011

Da qualche tempo, collaboro con Giornalettismo. Oggi, è stato messo online questo articolo che riporto sotto. La notizia si è propagata velocemente su Internet , già da tempo, ma vale la pena di riepilogarla velocemente. Il GIP del Tribunale di Padova, su richiesta della locale Procura , ha disposto il sequestro di quasi 500 siti i cui rispettivi domini richiamavano, in qualche modo, il marchio Moncler (la cui denuncia è all’origine di tutta la vicenda) assumendo un commercio illegale di capi di abbigliamento. Il maxi-sequestro – mediante inibizione all’accesso – dei siti “simil-Moncler” è stato, però, successivamente azzerato dal Tribunale per il riesame della città veneta su istanza di Assoprovider e AIIP, le due principali associazioni di provider italiani. Come ben sa l’ avv. Fulvio Sarzana di S. Ippolito , patrono delle due, io non ci avrei scommesso un solo centesimo. Ne abbiamo parlato prima, in periodo non sospetto. Mi sono sbagliato e ne sono felicissimo. E non appartengo alla schiera di coloro che, dopo, saltano sul carro dei vincitori al grido “l’avevo detto”! I motivi della mia perplessità Fulvio li conosce perfettamente, sono stati l’oggetto centrale della nostra pur breve discussione. E – nessuno me ne voglia – queste perplessità rimangono. Controcorrente, dico che censura e “provider-sceriffo” c’entrano ben poco. Sequestrare tutta quella messe di siti per il solo fatto che i rispetti nomi di dominio richiamavano il marchio Moncler senza ulteriori accertamenti (così conferma il Tribunale) credo non meriti commento, neppure a beneficio dei non giuristi. E’ aberrante per tutti, senza scendere in noiosi particolari da leguleio. Ma è quello, soltanto quello e lo possiamo definire in tanti modi, anche poco urbani. Di certo, nessuno ha voluto censurare come, del resto, ai provider è stato dato un ordine, non si è detto di vigilare. Invece, il problema vero che rimane malgrado questa vittoria (al momento, temo un po’ troppo debole per essere festeggiata) è, in fondo, sempre lo stesso: l’inadeguatezza della legislazione rispetto a rivoluzioni tecnologiche come Internet. Per limitarci a ciò che regola i sequestri, cioè il codice di procedura penale (del 1989), il legislatore “tecnologico” vi ha messo mano soltanto due volte: nel 1993 per introdurre e regolare le intercettazioni telematiche e nel 2008 per fissare qualche norma di tutela in caso di ispezioni, perquisizioni e sequestri informatici (la cui violazione, però, non comporta il venire meno di provvedimenti tanto invasivi). Il resto è stato di fatto delegato ad una Magistratura spesso impreparata sotto il profilo tecnico. Come visto qualche anno fa in relazione al sequestro del sito di The Pirate Bay dove la Cassazione ha “santificato” una specie di sequestro sconosciuta al codice fuori dei casi di pedopornografia e gambling online: quello, applicato anche questa volta, per “inibizione all’accesso” dei siti allocati su server all’estero al fine di renderli irraggiungibili agli utenti italiani. Questi sono i veri problemi cui dare al più presto una soluzione legislativa. Altrimenti, ci ritroveremo a dover combattere sequestro per sequestro scommettendo sulla singola impugnazione, senza alcun paletto giuridico in sede applicativa, senza la minima certezza del diritto.

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Sequestro Moncler: i veri problemi

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Social network: Assoprovider chiede che i dati degli europei restino in Europa

27 ottobre 2011

ecco il comunicato “Assoprovider ripete da tempo che i dati dei cittadini non possono finire nei db di tracciamento di aziende che non facciano parte della CE, che li sfruttano commercialmente a fa

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La Corte di Giustizia interviene sulle aste online. Cara eBay, nell’UE c’e’ un limite a tutto – Iusreporter.it

5 settembre 2011

IR Documenti La Corte di Giustizia interviene sulle aste online. Cara eBay, nell’UE c’e’ un limite a tutto “Il gestore di un mercato online (eBay) è responsabile per le sue aste quando, in relazione alle stesse, svolge un ruolo attivo che gli permette di avere conoscenza o controllo… L’articolo e’ disponibile nel blog

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Siamo circondati

16 agosto 2011

Io, forse in modo poco popolare, non credo che certe iniziative di legge siano “bavagli”. Sono soltanto strumentali a certi interessi economici che non hanno niente a che vedere con la libera espressione del pensiero. Dopo la vicenda del regolamento AGCOM (in autunno ne vedremo delle belle…) è spuntato il ddl C-4511 presentato dall’On. Fava, leghista, che, prendendosela anche con l’Unione Europea (si legga la relazione), ha proposto una serie di ingarbugliatissime (quanto stravaganti) modifiche al d.lgs. 70/2003 sul commercio elettronico, in particolare sulle responsabilità dei provider. Tutto ciò per difenderci dai farmaci farlocchi. Altri ne hanno già parlato ampiamente, è inutile che annoi i lettori. La cosa interessante è che, poco dopo, l’On. Centemero, PdL, se ne è uscita con il ddl C-4549 , guarda caso di “modifica degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, in materia di responsabilità e di obblighi dei prestatori di servizi della società dell’informazione e per il contrasto delle violazioni dei diritti di proprietà industriale operate mediante la rete internet”. Il testo non è ancora noto, ma io – che, pure, non amo il gioco d’azzardo – potrei scommettere una cifra seria sulla sostanziale identità rispetto al primo.

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Civile.it – I consigli di una azienda di marketing U.S. per gli avv … (feed)

10 marzo 2011

It’s a Law Firm Marketing Provider – Advertising vs. Marketing –Video available– “Avvocati: i vostri investimenti in promozione vi porteranno nuovi clienti ? Tutti pensan – Questo e’ un Feed. Il testo completo e’ solo sul sito www.Civile.it. Solo i siti amatoriali o senza pubblicità sono autorizzati ad aggregare i nostri contenuti, grazie.

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