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Archivio per la categoria ‘social network’

Aumenta la presenza Inps su Facebook. Ora anche con i buoni lavoro

21 novembre 2011

L`Inps aumenta la sua presenza su Facebook. Oggi nel noto social network l`Inps ha una nuova pagina dedicata ai buoni lavoro. Già in precedenza l`istituto ne aveva dedicata un`altra al riscatto della laurea. La creazione di fanpages da parte dell`…

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Aumenta la presenza Inps su Facebook. Ora anche con i buoni lavoro

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Civile.it su Twitter ancora piu’ avanti – UPD

13 ottobre 2011

Civile.it su Twitter ora informa piu’ spesso e meglio. Non tutto. Solo quello che decidono i lettori. Usiamo Twitter da piu’ di 4 anni. Pazzesco. Quanto tempo e’ passato. Abbiamo persino creato un social network nostro, basato su Twitter. Poi ci siamo detti: bisogna mandare

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Facebook et similia (profili specifici dei social network) – Pavia, 30 settembre / 1 ottobre 2011

2 settembre 2011

Iusreporter.it segnala Facebook et similia (profili specifici dei social network) Il convegno è accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Pavia “con 9 (3+3+3) crediti formativi” UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PAVIA Facoltà di giurisprudenza XX incontro… L’articolo e’ disponibile nel blog

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Fazio, min. Salute: interrogazione su social network e gioco compulsivo.

10 agosto 2011

Vecchia interrogazione, risposta del 6 agosto alla Camera JANNONE. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che: all’interno della nostra società stanno emergendo, sempre di più, comportamenti compulsivi nei confronti dei social network. Varie so

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Arriva il bottone Google +1: ecco come influenzera’ il motore di ricerca

6 giugno 2011

Google ci riprova con il social –Video available– Ieri sera l’illuminazione: i social network sono la realizzazione della teoria dei giochi cooperativi ? La nota teoria matematica spiega, analisi alla mano, che collaborare conviene piu’ ch

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123privacy

10 maggio 2011

I più attenti al tema privacy da tempo si interrogano sulla legalità di 123people , “motore di ricerca di persone” capace di ricostruire le “ identità digitali ” attingendo informazioni dalla Rete, sembrerebbe in particolare dai social network. Da sempre la soceità viennese che gestisce il servizio si “difende” affermando che esso consiste in un mero motore di ricerca che evidenzia dati trattati da terzi. Sul punto, va riconosciuto che le FAQ sono molto esaustive. Detto ciò, non si può negare che “chi è causa del suo male, pianga sé stesso” e che, dunque, tutti dovremmo fare più attenzione a cosa mettiamo in Rete. Molto interessanti i risultati di un sondaggio lanciato proprio da 123people di cui si parla in un articolo pubblicato dal Sole.

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123privacy

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ZeusNews > Se l’abuso del computer può costar caro (2)

5 maggio 2011

Succede, anche se da poco. Dopo un mio post qui , mi vengono in mente altre cose che scrivo per un articolo su ZeusNews. (da ZeusNews del 5 maggio 2011 ) Può l’ abuso di Internet mettere nei guai un dipendente pubblico? Parrebbe di sì. Sta accadendo a Bertinoro (in provincia di Forlì-Cesena), dove non uno ma ben cinque dipendenti parrebbero essere indagati per peculato e abuso d’ufficio , tutto perché avrebbero abusato degli strumenti informatici messi a disposizione, ovviamente per altri scopi, dall’Amministrazione. E sembrerebbe non essere soltanto una questione di Facebook (sul quale si è enfatizzato parecchio visto che è il social network del momento), ma di un utilizzo massivo e generalizzato , anche per il download di materiali pornografici. Tuttavia, visto che conosciamo ben poco del caso concreto (anche in considerazione del comprensibile riserbo dell’Autorità Giudiziaria), non possiamo che restare al piano astratto per vedere se condotte del genere possano condurre a una qualche specie di sanzione. Per la verità non è la prima volta che ci si trova di fronte a qualcosa di simile. E parliamo del pubblico impiego dove il problema è noto da anni , tanto da aver trovato disciplina nel Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni del 2000, in seguito richiamato da un’interessantissima direttiva del Ministro Brunetta, specifica su uso di Internet e posta istituzionale. Si capisce, dunque, che la violazione di certi doveri può portare quanto meno a un procedimento disciplinare , mentre, addirittura, nel settore privato si è parlato di un licenziamento a causa di Facebook (ma con alcuni indispensabili chiarimenti ). Rimanendo all’impiego pubblico (il “caso Bertinoro”) dove alcuni soggetti possono essere pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio (anche se non è esclusiva prerogativa di detto settore), può essere realmente prospettabile un’accusa di peculato e abuso d’ufficio? La risposta non può essere precisa , in un senso o nell’altro. Da un lato, non si conoscono i dettagli precisi del caso concreto; dall’altro, da esso non si possono trarre principi. Infine, non ci si può nascondere che certe tematiche si intersecano inevitabilmente con i diritti dei lavoratori (divieto di telecontrollo e, in genere, privacy). Sicché possiamo fare soltanto un ragionamento astratto, anche facendo richiamo a materiali già disponibili . Il primo è un precedente giurisprudenziale di Cassazione , che dovrebbe essere noto, secondo il quale in presenza di contratti flat (cioè non a consumo o a tempo) il danno economico rilevante per la norma incriminatrice (l’art. 316 c.p. che prevede il peculato) non è, di regola, calcolabile. L’altro è la citata direttiva che sostiene una cosa fondamentale: «tale utilizzo non istituzionale non provoca, di norma, costi aggiuntivi, tenuto conto della modalità di pagamento flat utilizzata nella generalità dei casi dalle Amministrazioni per l’utilizzo di quasi tutte le risorse ICT» . Occorre evitare, dunque, di pronunciare sentenze definitive sull’indagine di Bertinoro (sulla quale, comunque, chi scrive nutre non poche perplessità), ma attenzione anche a non abusare degli strumenti di lavoro perché un procedimento penale può già essere la vera pena e il licenziamento (pur a certe condizioni) non è certo da escludere a priori.

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ZeusNews > Se l’abuso del computer può costar caro (2)

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Se l’abuso del computer può costar caro

4 maggio 2011

Utilizzare Facebook sul posto di lavoro può condurre ad un procedimento penale per peculato e abuso d’ufficio? Se si tratta di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio (figure normalmente – ma non esclusivamente – tipiche del pubblico impiego), la Procura di Forlì-Cesena risponde affermativamente. Lo riferisce il Resto del Carlino (che pone l’enfasi soprattutto sul social network, ma il problema è generalizzato) e la notizia si sta già propagando in Rete. Personalmente, ho qualche perplessità. Non è la prima volta che per l’abuso di strumenti informatici, specie se collegati ad Internet, si ipotizza il peculato. Infatti, si conosce almeno un precedente di Cassazione abbastanza noto. Il fatto è che, come dice la sentenza citata, per il reato in esame occorre verificare la sussistenza di un danno che però, come sappiamo, in presenza di utenze “flat” non è calcolabile. Fermo restando che, come tengo sempre a dire, sulla scorta di un articolo giornalistico non si traggono conclusioni giuridiche. In più, da un caso concreto non si trae necessariamente un principio. Prudenza, dunque.

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Se l’abuso del computer può costar caro

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Iphone: aggiornamento a 4.3.2 e autonomia della batteria: la soluzione

27 aprile 2011

Le informazioni utili girano in fretta. Chi ha aggiornato il proprio iphone 4 al nuovo 4.3.2 sa che ci sono problemi di batteria. Apple ha attivato alcune funzioni del proprio social network che consumano velocemente la batteria.

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Iphone: aggiornamento a 4.3.2 e autonomia della batteria: la soluzione

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Evasioni virtuali (sic)

12 marzo 2011

Adesso si può evadere mediante Facebook. No, non è uno scherzo. A scriverlo è il titolista di Repubblica Palermo . E, puntualmente, è una stupidaggine: per il diritto (art. 385 c.p.) e anche per la lingua italiana. Non conosco il provvedimento cui fa riferimento l’articolo, ma è altamente probabile che il giudice abbia ritenuto le comunicazioni con terzi (mediante Facebook) incompatibili con il regime degli arresti domiciliari e che, dunque, li abbia sostituiti con la custodia cautelare. Conclusione, invero, già tratta dalla Cassazione e, comunque, valida per le comunicazioni telematiche, non necessariamente per questo e quel social network.

Tratto da:
Evasioni virtuali (sic)

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