Citare in giudizio la banca che ha applicato addebiti illegittimi si può. ECCO COME FARE

E’ possibile citare in giudizio l’istituto bancario che ha applicato addebiti illegittimi anche in caso di conto corrente aperto.

Commento dell’avv. Gianluca Casertano

 

L’avvocato Gianluca Casertano, specialista nel settore del contenzioso civile contro le banche, di seguito commenta brevemente la sentenza del Tribunale di Napoli n. 11793/15 pronunciata ad esito di un giudizio da lui instaurato, per conto e nell’interesse di una societa’ sua assistita, contro un istituto bancario per il riconoscimento di tutte le somme illegittimamente addebitate dalla banca nel rapporto di conto corrente.

La sentenza del Tribunale di Napoli n. 11793/15 rappresenta un’ulteriore conferma della necessita’ di diversificare le domande in caso di conto corrente estinto od ancora funzionante alla data della notifica della citazione in giudizio.

Ebbene, e’ ormai asseverato da giurisprudenza consolidata – che accoglie i principi enunciati dalla nota sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 24418/2010 – che in presenza di rapporto di conto corrente ancora in essere inammissibile l’azione di ripetizione di indebito ex art. 2033 c.c.

La Suprema Corte, infatti, nella suddetta sentenza ha chiarito che “il pagamento, per dar vita ad un’eventuale pretesa restitutoria di chi assume di averlo indebitamente effettuato, debba essersi tradotto nell’esecuzione di una prestazione da parte di quel medesimo soggetto (il solvens), con conseguente spostamento patrimoniale in favore di altro soggetto (l’accipiens); e lo si puo’ dire indebito e percio’ ne consegue il diritto di ripeterlo, a norma dell’art. 2033 c.c. quando difetti di una idonea causa giustificativa”.

Ergo, l’azione di ripetizione di indebito, consistente nella domanda di condanna dell’istituto bancario alla restituzione e pagamento in favore del correntista di tutto quanto illegittimamente addebitato sul conto corrente (anatocismo, spese e commissioni di massimo scoperto, interessi usurari), puo’ essere esercitata soltanto a conto corrente chiuso e sempre che non sia trascorso il termine di prescrizione di dieci anni.

Se invece il conto corrente e’ aperto, come potrebbe il correntista rivendicare eventuali addebiti illegittimi da parte della banca?

La soluzione e’ data dall’azione di accertamento negativo, la quale mira ad ottenere una pronuncia meramente dichiarativa della nullita’ del contratto o di determinate clausole contrattuali nonche’ l’accertamento delle somme addebitate dalla banca in base alle eventuali clausole nulle e delle somme indebitamente annotate e il relativo storno con il conseguente ricalcolo del rapporto di dare-avere.

Ed e’ proprio questo il caso della sentenza che qui si commenta.

Il Tribunale di Napoli, adito dalla societa’ X per la dichiarazione di nullita’ del contratto, per la dichiarazione di illegittimita’ degli addebiti effettuati dalla banca sul conto, per la conseguente rideterminazione del saldo del rapporto di c/c e la consequenziale condanna della banca alla restituzione oppure al riaccredito, in caso di rapporto ancora in vigore, delle somme illegittimamente addebitate e/o riscosse, provvede in maniera coerente a quanto finora detto.

Nel dispositivo, infatti, si legge che il Giudice “dichiara che il saldo del rapporto di conto corrente. E in passivo di euro, con cio’ attestando la natura dichiarativa della pronuncia, ad esito dell’azione di accertamento negativo, e il fine a cui e’ preordinata, ossia quello di rettifica delle risultanze del saldo del rapporto di conto corrente.

 

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