I doveri dell’amministratore di sostegno

I doveri dell’amministratore di sostegno

Il codice civile dispone che l’amministratore di sostegno, nello svolgimento dei suoi compiti, deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario.

In particolare, ogni amministratore di sostegno deve tempestivamente informare il beneficiario circa gli atti da compiere.

Deve anche informare il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario e in caso di contrasto, di scelte o di atti dannosi ovvero di negligenza nel perseguire l’interesse o nel soddisfare i bisogni o le richieste del beneficiario, quest’ultimo (ma anche il pubblico ministero o gli altri soggetti che possono proporre la nomina di un amministratore di sostegno) può far ricorso al giudice tutelare, il quale deve adottare, con decreto motivato, ogni opportuni provvedimenti.

La legge precisa che l’amministratore di sostegno deve svolgere ordinariamente il suo compito per dieci anni, ma se l’incarico fa capo al coniuge, alla persona stabilmente convivente, a un ascendente o a un discendente del beneficiario, non sussiste tale limite di durata.

I principi che devono ispirare la condotta di ogni amministrazione di sostegno

L’amministratore di sostegno, stando alla legge, deve agire nell’esclusivo interesse del beneficiario. Deve sempre tenere in primaria considerazione tutti i bisogni e le aspirazioni manifestati da quest’ultimo.

Per questa ragione, il beneficiario ha diritto a essere informato tempestivamente sugli atti da compiere per il suo interesse.

Quando esprime dissenso verso il compimento degli atti propostigli dall’amministratore di sostegno, quest’ultimo è tenuto a darne notizia al giudice tutelare, il quale, su ricorso di ogni interessato (v. sopra), adotta una decisione.

L’intervento giudiziale è previsto anche per il caso in cui l’amministratore di sostegno compia atti dannosi o pericolosi con riferimento all’interesse del beneficiario.

La fiducia tra amministratore di sostegno e beneficiario

L’amministratore di sostegno è nominato non per agire a propria discrezione ma per realizzare i bisogni e le aspirazioni del beneficiario.

La negligenza dimostrata al riguardo da un amministratore di sostegno rende sempre opportuno l’intervento del giudice tutelare.

Ciò significa che alla base di ogni amministrazione di sostegno deve sussistere un rapporto di fiducia tra amministratore e beneficiario

Si noti, in proposito, che è prevista dalla legge, a tutela della suddetta fiducia, la designazione negoziale dell’amministratore di sostegno da parte dell’interessato in previsione della propria eventuale futura incapacità (art. 408 c.c.).

La fiducia in discorso trova riflesso nel diritto del beneficiario all’informazione, cui corrisponde il dovere dell’amministratore di sostegno di comunicare al beneficiario stesso ogni decisione che lo riguardi.

Vige infatti il principio di trasparenza, tanto che l’amministratore di sostegno deve continuamente verificare che la sua volontà (in relazione agli atti da compiere in esecuzione dell’ufficio che ricopre) coincida con quella del beneficiario.

Un dovere di comunicazione sussiste già, a prescindere dalla nomina come amministratore di sostegno, quando a ricoprire l’incarico sia un membro della famiglia (per la trasparenza da connettere alla solidarietà familiare, cfr. E. V. NAPOLI).

La cessazione dell’amministrazione di sostegno

L’incarico di amministrazione di sostegno cessa decorsi dieci anni dalla nomina. Ciò non vale se amministratore di sostegno è uno stretto congiunto dell’interessato (v. sopra).

Se l’incarico è ricoperto da un soggetto che non rientra tra i congiunti indicati dalla norma, l’incaricato ha facoltà di interrompere lo svolgimento dell’ufficio alla predetta scadenza.

Questo regime deriva dalla essenziale gratuità dell’amministrazione di sostegno, istituto che appare come un’espressione della solidarietà sociale.

La solidarietà sociale ha minor incidenza, in materia, rispetto alla solidarietà familiare. Ecco perché ciascuno dei prossimi congiunti (tra quelli indicati dalla norma), ove rivesta il ruolo di amministratore di sostegno, deve continuare nell’incarico oltre i dieci anni.

La migliore dottrina in materia ha precisato, a tal proposito, che l’esercizio dell’amministrazione di sostegno all’interno della comunità degli stretti congiunti resta sempre preferibile, salvo che sia potenzialmente pregiudizievole per l’interessato (E. V. NAPOLI).

Gli effetti della separazione e del divorzio

Dal codice civile sembra emergere che il coniuge separato o quello il cui matrimonio sia stato sciolto o abbia cessato di dispiegare effetti debba continuare a svolgere l’incarico di amministratore di sostegno.

Deve però considerarsi che nella nomina dello stesso amministratore di sostegno si deve preferire, per legge, il coniuge che non sia separato legalmente (art. 408 c.c.).

Ciò lascia desumere che, quanto meno, i soggetti qui sopra indicati non devono considerarsi tenuti a continuare nell’incarico oltre un decennio.

La separazione di fatto, che può ritenersi rilevante in relazione alla nomina dell’amministratore di sostegno, non esclude tuttavia, di diritto, l’obbligo di continuare nell’ufficio protettivo.

Il divorzio deve invece considerarsi causa di cessazione dell’incarico di amministratore di sostegno.

Come negli altri casi, anche la cessazione per causa di divorzio non opera automaticamente: è necessaria un’istanza volta alla nomina di un nuovo amministratore di sostegno.

D’altra parte, la prosecuzione dell’incarico potrebbe ritenersi giustificata quando persista una c.d. solidarietà post-coniugale tra gli ex coniugi.

In ogni evenienza, la cessazione dei compiti dell’amministratore di sostegno si ha solo quando subentra un nuovo incaricato.

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