La separazione va addebitata al marito quando tiene un comportamento prevaricatore e intollerante nei confronti della consorte.

 

Con la sentenza depositata in data 26 gennaio 2013 la Corte d’appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, per quanto ancora rileva, ha confermato la decisione di primo grado che, nel pronunciare la separazione giudiziale tra i coniugi G.M.B. e U.P., l’aveva addebitata al primo.

La Corte territoriale ha rilevato che, alla stregua dell’istruttoria svolta, il B. aveva un carattere autoritario nei confronti della moglie, volto a limitarne la libertà di decisione e intollerante nei confronti di qualsiasi contestazione, al punto che, ai tentativi della donna di esprimere la propria opinione, egli reagiva con offese, attacchi d’ira e violenza, tenendo un comportamento che, nonostante la terapia di coppia cui i due coniugi si erano sottoposti, non aveva voluto mutare.

La sentenza impugnata ha aggiunto che il comportamento dell’uomo, successivamente alla comunicazione della moglie di volersi separare, era tutt’altro che irrilevante, in quanto dimostrava che l’atteggiamento era rimasto immutato e rafforzava la veridicità delle dichiarazioni di vari testimoni, in ordine alla vita coniugale e al comportamento del B..
Quanto alle spese liquidate dal primo giudice, la Corte d’appello ha sottolineato: a) che la liquidazione a carico del B. era giustificata dalla sua soccombenza e dal rigetto delle sue istanze, con particolare riferimento alla richiesta di affidamento esclusivo dei figli; b) che le spese processuali si erano rese necessarie prevalentemente – in relazione al procedimento necessario a far chiarezza sulle ripetute accuse non dimostrate sollevate dal B.; c) che l’ammontare delle spese corrispondeva all’entità e all’impegno profuso dalla parte vincitrice, nonché alla durata e complessità del procedimento e alle disposizioni vigenti.
Sentenza che la Corte di Cassazione, sez. I Civile, n. 753/15 confermava totalmente.

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