Le Invenzioni Industriali: Tutela accordata dal brevetto

L’imprenditore, per definizione, è colui che promuove e concretizza un’idea imprenditoriale, ovvero che realizza un bene o un servizio attraverso l’impiego di determinati mezzi di produzione, per rispondere ai bisogni di una determinata fascia di clientela. In altri termini, un’idea, che per la generalità delle persone resta tale, per gli imprenditori molto spesso diventa l’occasione per costruire un successo, concretizzandosi in un’invenzione capace di cambiare le sorti della propria realtà aziendale, se non addirittura di un intero settore economico.

Per tale ragione, la tutela dell’invenzione è di particolare importanza nell’ambito industriale e il legislatore, conscio di ciò, ha predisposto un dettagliato apparato normativo ad hoc per far fronte a tale esigenza; nello specifico, la materia è regolata dagli art. 2584-2591 del Codice Civile e dal D. L.vo n. 30 del 2005, detto anche Codice della Proprietà Industriale (C.P.I).

In realtà la legge non da una precisa definizione di invenzione industriale, ma gli operatori del diritto concordano nel definirla ‘una soluzione concreta, nel campo della produzione economica, di un problema tecnico, per effetto di una creazione della mente umana, eccedenti le normali conoscenze, in applicazione della tecnica contemporanea’. L’invenzione è, pertanto, un apporto creativo suscettibile di una concreta utilizzazione nel campo della tecnica industriale.

In relazione alle invenzioni industriali si configurano due distinti diritti: il diritto morale di venire riconosciuto autore dell’invenzione e il diritto patrimoniale di sfruttarla; mentre il primo nasce per il semplice fatto della creazione, il diritto di sfruttamento economico esclusivo della invenzione sorge solo in seguito alla brevettazione.

Il brevetto serve a rendere di pubblico dominio il contenuto dell’invenzione e conferisce all’inventore la facoltà esclusiva di attuare l’invenzione, di disporne e di trarne profitto, con la preclusione e il divieto per ogni terzo di utilizzare l’invenzione per propri interessi, di riprodurre l’oggetto brevettato e di attuare i mezzi univocamente diretti a produrlo. In altri termini, il brevetto difende la titolarità della scoperta.

L’art. 45 comma 1 D. L.vo n. 30/2005 statuisce che: ‘Possono costituire oggetto di brevetto per invenzione le invenzioni nuove che implicano un’attività inventiva e sono atte ad avere un’applicazione industriale’. Alla luce del disposto normativo, per essere considerata brevettabile, un’invenzione deve avere le seguenti caratteristiche: novità, attività inventiva o originalità, industrialità, liceità, sufficiente descrizione.

La novità: una delle caratteristiche necessarie ad una invenzione perché sia brevettabile è che essa sia nuova, cioè che quando viene depositata la domanda di brevetto, l’invenzione non sia già stata resa disponibile al pubblico con una descrizione scritta o orale, con una utilizzazione o qualsiasi altro mezzo (art. 46 C.P.I.). Salvo le ipotesi specifiche previste dall’art. 47 del Codice delle Proprietà industriali, una predivulgazione da parte dell’autore dell’invenzione ne pregiudica la stato di novità rendendola non più brevettabile; la stessa cosa vale per una predivulgazione fatta abusivamente da una persona che non è l’autore.
L’attività inventiva o originalità: l’art. 48 C.P.I. prevede che l’attività inventiva sussiste se, per una persona esperta del ramo, l’invenzione non è evidente allo stato della tecnica. Suddetta caratteristica è difficilmente valutabile in termini oggettivi; a livello Europeo esistono delle linee guida da seguire per garantire un esame oggettivo dell’attività inventiva, ma in Italia no: una domanda di brevetto viene esaminata da un tecnico, esperto del settore di appartenenza dell’invenzione che, soggettivamente, valuterà l’attività inventiva della stessa.
L’industrialità: altro requisito di brevettabilità dell’invenzione è che quest’ultima deve poter essere fabbricata e utilizzata in qualsiasi genere di industria, comprese quelle agricole (art. 49 C.P.I.). Non sono brevettabili, pertanto, le invenzioni di contenuto puramente tecnico o scientifico che non si prestano ad un incremento della tecnica industriale (es. sistemi di contabilità, di gioco, di organizzazione del lavoro, formula matematica etc.).
La liceità: L’invenzione è lecita quando il suo sfruttamento non sia contrario all’ordine pubblico ed al buon costume (art. 50 comma 1 C.P.I).
La sufficiente descrizione: Questa caratteristica, a differenza delle precedenti, non riguarda l’invenzione stessa ma la domanda di brevetto; è necessario, perché essa sia valida, che l’invenzione sia descritta in modo sufficientemente chiaro e completo, in modo che una persona esperta del settore possa attuarla senza dover fare ulteriori ricerche e senza nemmeno dover selezionare le informazioni utili in mezzo ad altre inutili (art. 51 C.P.I.).
Ai sensi dei comma 2, 3, 4 e 5 dell’art. 45 C.P.I. non possono essere brevettati:

  1. Le scoperte, le teorie scientifiche e i metodi matematici (comma 2);
  2. I piani, i principi e i metodi per attività intellettuali, per giochi o per attività commerciali ed i programmi per elaboratore (comma 2);
  3. Le presentazioni di informazioni in quanto tali (comma 2 e 3);
  4. I metodi per il trattamento chirurgico o terapeutico del corpo umano o animale e i metodi di diagnosi applicati al corpo umano o animale. Questa disposizione non si applica ai prodotti, in particolare alle sostanze o alle miscele di sostanze (farmaci), per l’attuazione di uno dei metodi nominati (comma 4);
  5. Le razze animali ed i procedimenti essenzialmente biologici per l’ottenimento delle stesse. Questa disposizione non si applica ai procedimenti microbiologici ed ai prodotti ottenuti mediante questi procedimenti (comma 5).
  6. tutto ciò che non è prodotto dell’invenzione umana ed è esistente in natura, come il genoma umano o le vitamine.

Chiarite quali sono le invenzioni industriali che possono ottenere la tutela data dal brevetto, è ora opportuno soffermarsi sul soggetto che può chiedere la brevettazione. L’art. 63 comma 2 del C.P.I. indica che il diritto esclusivo sull’invenzione spetta a chi ha effettuato l’attività creativa e ha dato luogo all’invenzione. Alcune problematiche possono sorgere nelle ipotesi di invenzioni realizzate dal dipendente. Per tale ragione, il legislatore ha predisposto una specifica disciplina, distinguendo tre ipotesi:

  • Invenzione di servizio, ovvero fatte dal prestatore d’opera subordinata nella esplicazione di un’attività inventiva prevista come oggetto del rapporto e a tale scopo retribuita; esse appartengono de iure al datore di lavoro mentre all’inventore spetta soltanto il diritto di essere riconosciuto autore dell’opera.
  • Invenzioni di azienda, realizzate dal prestatore d’opera nell’esecuzione di un rapporto di lavoro in cui non è prevista una retribuzione in compenso dell’attività inventiva e di cui quest’ultima non costituisce oggetto. In tal caso i diritti patrimoniali spettano sempre al datore di lavoro ma all’inventore spetta, oltre al riconoscimento della paternità dell’opera, un’equo premio qualora il datore di lavoro ottenga il brevetto.
  • Invenzioni occasionali: fatte dal prestatore d’opera subordinata di propria iniziativa e senza obbligo contrattuale o incarico speciale, ma utilizzando mezzi dell’azienda ed avvalendosi dell’esperienza acquisita nel normale lavoro. In tal caso i diritti patrimoniali spettano al lavoratore e questi soltanto potrà chiedere il brevetto. Al datore di lavoro è riconosciuto, invece, un diritto d’opzione: egli, entro tre mesi dalla comunicazione del conseguimento del brevetto, potrà ottenere, dietro corrispettivo, di usare l’invenzione, acquistare il brevetto o brevettarla all’estere.

Ottenuto il brevetto, l’inventore acquista il diritto di esclusiva nell’attuazione e nella disposizione dell’invenzione stessa. Tale diritto può essere oggetto di licenza e può formare oggetto di pignoramento, sequestro ed esecuzione forzata. Esso si estingue dopo vent’anni, per decadenza se l’invenzione non ha ricevuto attuazione entro due anni dal brevetto, per mancato pagamento della tassa annuale di brevetto e per concessione ad altre persone di un identico brevetto ma avente effetto da data anteriore. La durata del brevetto viene calcolata a partire dalla data di deposito della domanda di brevetto.

Il brevetto, contrariamente a quanto avviene per i marchi, una volta scaduta la sua durata non può più essere rinnovato. Il limite temporale risponde alla necessità di consentire alla collettività il libero accesso all’invenzione, alla scadenza del termine di efficacia e quindi di promuovere comunque lo sviluppo delle attività di ricerca ed il progresso tecnologico. L’unica eccezione a questo principio generale è costituita dai brevetti farmaceutici. Infatti, solo la durata di brevetti che hanno per oggetto delle invenzioni farmaceutiche può essere prolungata per un periodo di tempo massimo di cinque anni oltre la normale durata ventennale del brevetto.

Il secondo limite posto al brevetto è il limite territoriale, in quanto il brevetto ha un’efficacia limitata al territorio dello Stato che lo ha concesso. Pertanto sarà necessario il rilascio di un corrispondente brevetto da parte delle autorità di ciascuno Stato in cui si desidera beneficiare della protezione brevettuale.

Come già detto sopra, l’aspetto peculiare del brevetto è che questo garantisce la protezione contro la contraffazione; per contraffazione si intende la realizzazione dell’invenzione brevettata non autorizzata dal titolare del brevetto. La ragione principale per cui una ditta o una società desidera ottenere un brevetto è proprio perché in questo modo è in grado di prevenire l’attuazione dell’invenzione da parte di persone non autorizzate.

Il legislatore ha pertanto predisposto un’azione giudiziaria a tutela delle privative sui brevetti; suddetta azione mira a impedire e sanzionare l’uso non autorizzato, da parte di terzi, dell’invenzione brevettata e viene, appunto, denominata azione di contraffazione. Le sanzioni previste in caso di accertamento della contraffazione sono essenzialmente l’inibitoria ed il risarcimento del danno.

  • L’inibitoria, (la quale non prende in considerazione il dolo o la colpa del contraffattore) consiste nell’ordine di cessare (o non riprendere, qualora interrotto) il comportamento lesivo degli altrui diritti; l’inosservanza di tale provvedimento è ulteriormente sanzionato dal codice penale. Ne consegue che i prodotti realizzati con la condotta illecita possono alternativamente, e secondo quanto può disporre il giudice, essere:
    – rimossi o distrutti;
    – assegnati in proprietà al titolare del brevetto;
    – sequestrati a spese del contraffattore per la durata del brevetto;
    – aggiudicati al titolare del brevetto mediante il versamento di una somma.
  • Il risarcimento dei danni è, invece, possibile in presenza della colpa del contraffattore e del danno. Difficile è la quantificazione del danno derivante dalla contraffazione, tant’è che è prevista la possibilità di una valutazione in via equitativa. A ciò si deve aggiungere che è previsto, a seguito dell’ottenimento di una “condanna generica” (la quale presuppone la prova ontologica del danno) “la rimessione della quantificazione ad un futuro giudizio”, che l’attore dovrà instaurare. I criteri seguiti dalla giurisprudenza per la quantificazione del danno sono: il canone di licenza, il mancato utile netto, ecc.…Ulteriori sanzioni sono: la pubblicazione della sentenza di contraffazione o del dispositivo a spese del convenuto e la cd. condanna in futuro, e cioè il pagamento di una somma per l’ipotesi di mancata cessazione o ripresa della contraffazione.Purtroppo sovente il procedimento ordinario richiede un tempo eccessivamente lungo e nelle more il titolare del brevetto può vedere vanificato il suo diritto. Per tali ragioni sono previste delle misure cautelari alle quali si può ricorrere prima del giudizio di merito per ottenere una immediata tutela; esse sono la descrizione, il sequestro e l’inibitoria.
  • La descrizione è rivolta all’acquisizione della prova della contraffazione, soprattutto in relazione alle invenzioni di procedimento, quando cioè la lesione del diritto non è desumibile dal prodotto finale. Essa, eseguita dall’Ufficiale giudiziario con l’ausilio di periti e mezzi tecnici (fotografici), ha lo scopo di descrivere gli oggetti lesivi delle privative del titolare. Quanto alla competenza della descrizione, vale una regola differente a quella prevista per sequestro e inibitoria, per le quali è fissata la competenza del giudice di merito: è, difatti, competente il foro del luogo in cui viene attuata l’invenzione brevettata (dove, cioè, ha sede l’impresa del contraffattore).
  • Il sequestro, assimilabile al sequestro giudiziario, ha lo scopo di impedire la circolazione del prodotto contraffatto, mediante l’affidamento in custodia allo stesso proprietario o al detentore.
  • L’inibitoria cautelare può essere richiesta prima o durante il giudizio di merito, allo scopo di inibire al contraffattore la fabbricazione, il commercio e l’uso dei prodotti coperti da brevetto.

OBBIETTIVI DI UNA STRATEGIA BREVETTUALE.
Il ricorso alla protezione brevettuale deve proporsi come obiettivo non soltanto la proprietà esclusiva e assoluta sulla invenzione oggetto del brevetto. E’ importante affiancare a questo obiettivo principale una serie di obiettivi, per così dire complementari, che possono essere riassunti nei termini seguenti:

  1. creare, tramite il deposito di un brevetto, un elemento di contrasto sul cammino dei concorrenti, con effetto deterrente nei loro confronti;
  2. sfruttare i brevetti non direttamente strategici attraverso la concessione di licenze, esclusive o non esclusive e per territori diversi, sui brevetti stessi;
  3. utilizzare i brevetti come stimolo alla innovazione e alla valorizzazione della ricerca, anche per un più facile coordinamento dei flussi di tecnologia all’interno dell’azienda o del gruppo di ricerca;
  4. valorizzare i brevetti, così come gli altri titoli di proprietà industriale, come cespite patrimoniale di bilancio, o almeno a livello di incremento di immagine dell’impresa, e in vista di un possibile impiego come elemento di scambio in accordi con la concorrenza.

E’ pertanto necessario che il brevetto (e quindi la scelta di brevettare) non venga mai considerato come fine a se stesso, ma valutato come uno strumento di strategia per perseguire i propri fini.

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