L’INTERVENTO. Contenzioso bancario. L’unica soluzione è rivolgersi agli esperti

È risaputo che gestire il proprio conto corrente bancario nella maggior parte dei casi richiede cognizioni tecniche che non appartengono a tutti i cittadini, che vorrebbero semplicemente avere la certezza che i propri risparmi siano gestiti nel miglior modo possibile. Così come per gli imprenditori di piccole e medio – grandi imprese che, nel chiedere gli affidamenti per lo svolgimento della propria attività, vorrebbero avere la certezza che le Banche svolgano l’attività di assistenza e garanzia del credito che, almeno sulla carta, tanto paventano. A fronte di tutte queste aspettative, accade che sull’estratto conto ci si ritrova, invece, con addebiti e voci la cui comprensione non sempre è facile come vogliono farci credere.

Al fine di avere qualche chiarimento e, perché no, anche la speranza che per una volta siano le Banche a dover dare dei soldi al cliente tartassato, abbiamo chiesto l’opinione ad un esperto della materia, l’avv. Gianluca Casertano, cassazionista, con Studi di famiglia dal 1960 a Caserta, Napoli e Roma che da anni professionalmente si occupa del contenzioso e dell’attività stragiudiziale che coinvolge gli operatori bancari e finanziari.

Il professionista spiega che la ripetitività di un simile contenzioso è solo apparente e la varietà delle soluzioni fornite dai giudici di merito (spesso in contrasto fra loro e con la Corte di Cassazione) riserva sempre più la materia agli specialisti.

Probabilmente la novità più importante di questi ultimi anni è la sempre maggiore  necessità di specializzazione nella materia, sia da parte dei giudici sia da parte dei difensori, effetto di un sempre più fitto susseguirsi di decisioni di merito su questioni formali – come quella riguardante la tecnica di redazione dell’atto di citazione – e su questioni sostanziali, come quelle che ruotano intorno all’eccezione di prescrizione, intorno ai criteri di verifica del rispetto del divieto di anatocismo e della soglia usuraria ed a molte altre speciali questioni, come quella delle condizioni di proposizione dell’azione in caso di rapporto bancario tuttora funzionante.”

La più frequente fra le azioni bancarie della “parte debole” è quella volta ad ottenere la condanna della banca alla restituzione delle somme trattenute indebitamente in conto corrente (se il rapporto si è estinto), oppure una rettifica del saldo debitore attuale (se il rapporto è ancora in corso), al fine di ottenere la riespansione della provvista del fido.

Le più frequenti condizioni favorevoli al cliente per proporre cause simili che  generano indebiti  con obbligo di  restituzione da parte delle banche sono: la mancanza del contratto di apertura e/o l’incompletezza e/o indeterminatezza delle condizioni contenute in esso; l’addebito della c.d. ‘commissione di massimo scoperto’ senza patto scritto e/o con patto privo di una chiara determinazione della sua base di calcolo(nulle a seguito della L. n. 2/2009); la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi (c.d. ‘anatocismo’), nulla nei contratti stipulati prima del 2000 e dopo il 2014, ma spesso nulla anche nel periodo intermedio, a causa di un’errata forma di adeguamento da parte delle banche alla normativa restrittiva emanata nel 2000; nullità dei contratti perché firmati solo dal correntista e non anche dalla banca.

C’è poi la famigerata “usura” in cui, a dispetto di quanto si possa pensare, incorrono di frequente le banche durante il rapporto, variabilmente accertata dal giudice con contrapposizione tra la giurisprudenza civile e penale (l’usura è anche un reato), auspicando un intervento da parte del legislatore o una pronuncia delle Sezioni Unite Civili.

Rilevante è, poi, che parte degli addebiti illegittimi può essere determinata da operazioni  finanziare in “prodotti derivati” regolati in conto corrente (ossia contratti il cui valore dipende da un elemento variabile sottostante) come gli interest rate swap, venduti dalla banche alle imprese correntiste affidate con lo scopo di ‘assicurarle’ dalle oscillazioni negative dei tassi di interesse debitori previsti in un finanziamento (quasi sempre mutuo o apertura di credito), ma, di fatto, con risultato sempre favorevole alle banche, generativo di un forte illegittimo indebitamento, che si somma alle altre illegittimità sopra viste. Quanto tali operazioni vengono giudizialmente rimosse, vengono a cadere gli addebiti generati in conto corrente, recuperati, dunque, dal cliente.

Il cliente, spesso imprenditore, dopo anni di rapporto di conto corrente affidato (quello che genera più addebiti e, dunque, maggiori somme virtualmente restituibili al correntista che agisce), può finalmente domandare alla banca la restituzione di quanto indebitamente versato!

Altro fronte importante sul quale il correntista è chiamato a difendersi è quello dei mutui, che pur registrando un più ristretto numero di questioni, riguarda un’utenza vasta, spesso famiglie, che per soddisfare esigenze di vita quotidiana, si vedono costrette a sottoscrivere finanziamenti a tassi esorbitanti, fino al punto di non riuscire a pagare le rate, convinti che non vi sia soluzione al problema.

L’avv. Gianluca Casertano, ci spiega che in questi casi, è importante verificare (per esempio) la previsione contrattuale, la correttezza del c.d. “indice sintetico di costo” e l’inclusione del costo della polizza assicurativa imposta dalla banca nel tasso globale (t.e.g.) onde verificare il rispetto del tasso-soglia usurario. Ciò con il notevole possibile effetto della sanzione giudiziale di nullità degli interessi pattuiti, che equivale a gratuità del mutuo.

Il nostro esperto, infine, ci parla dei prodotti di intermediazione finanziaria, con cui si designa il complesso di operazioni di negoziazione di borsa, fortemente consigliati dalle banche per la fruttificazione dei depositi, in mancanza di una convincente alternativa nel mercato immobiliare.

Ebbene, anche in questo caso, ci dice l’avv. Gianluca Casertano, “spesso la banca propone investimenti che promettono utili cospicui, ma che si rivelano scatole vuote. Si pensi alle operazioni finanziarie pure –che hanno, quale oggetto chiaro e diretto, obbligazioni, azioni o fondi comuni di investimento – ed operazioni finanziarie occulte (di cui la stampa parla meno), o quelle che hanno per oggetto polizze assicurative con o senza il tramite delle banche, il cui rendimento è promesso con espressioni seducenti del tipo “salvadanaio” o “piano previdenziale”.

Il risultato frequente è – quanto alle prime – la sorpresa dopo anni di un crack (es. Cirio, Argentina, Lehman Brothers, Parmalat) e – quanto alle seconde – il capitale vincolato per anni (o l’obbligo di pagare le rate di premio) in vista di un risultato fallimentare che si presenta come: restituzione del solo capitale o di una somma minore del capitale o… quasi niente.

In entrambi i casi è possibile agire giudizialmente per richiedere la condanna al risarcimento dei danni o restituzione delle somme spese.

L’avv. Gianluca Casertano, quindi, ci ha chiarito che solo di rado il rapporto bancario nelle sue possibili forme è immune da vizi e che pare opportuno sottoporre sempre ad un esame tecnico i rapporti intrattenuti con gli istituti di credito, con eventuale redazione di un prospetto contabile ad hoc, finalizzato alla verifica della loro regolarità e della possibile azione da intraprendere.

www.studiolegalecasertano.it

Rispondi