Malasanità: nuove responsabilità per i medici

malasanità

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale serie Generale n. 64 il 17 marzo del 2017, la legge Gelli-Bianco è entrata in vigore il 1 aprile del medesimo anno. Dopo oltre 4 anni si è quindi rimesso mano a quella che era la normativa Balduzzi, quella legge che regolamentava la responsabilità medica nei casi di malasanità.

Tale legge Balduzzi, infatti, mostrava diverse criticità nella sua applicazione. Si necessitava pertanto di una normativa più precisa e puntuale al fine di tutelare e il diritto alla salute e la dignità professionale personale di chi esercita la professione sanitaria.

Responsabilità medica, troppe denunce e troppe spese

Che la malpractice medica sia un brutto biglietto da visita del nostro Paese, purtroppo, è innegabile. I casi di malasanità negli ultimi anni sono stati davvero tanti, basti pensare a quello di questi giorni il cui protagonista è un anziano morto in una corsia di un ospedale in Sicilia, ospedale letteralmente invaso dalle formiche, e ovviamente non si tratta di un caso isolato perché basta aprire un quotidiano qualunque, di un qualsiasi giorno, per trovare almeno un caso di malasanità.

Ma se da una parte i casi di malpractice medica sono assolutamente troppi, non si può allo stesso modo negare che anche le denunce fioccate sugli esercenti la professione medica hanno portato a una medicina difensiva imbarazzante.

Questo ha quindi avuto come conseguenza diretta la paura, da parte dei medici, di essere denunciati. Proprio a causa di questa paura ci è ritrovati ad avere a che fare con professionisti, per altro capaci e corretti, che si sono trasformati letteralmente in burocrati.

Hanno quindi iniziato a seguire alla lettera le linee guida e hanno smesso di lavorare in scienza e coscienza, esercitando l’arte della medicina, dato che questa è la sua vera natura e non quella di mera scienza teorica. Ogni paziente è un universo, e come tale deve essere valutato dal medico.

Per capire meglio di cosa si sta parlando, ogni patologia agisce in modo sensibilmente diverso in ogni organismo. Il medico dovrebbe essere in grado di applicare le sue conoscenze e adattarle a ogni paziente, in modo da trovare per ciascuno il trattamento medico o farmacologico più idoneo. Invece, seguendo le linee guida, si va a perdere questa capacità interpretativa e si finisce, appunto per essere dei burocrati che eseguono le indicazioni del Ministero.

Questa era la ragione per cui era necessario porre un limite a tutto ciò in modo da consentire ai medici di poter esercitare anche seguendo le linee guida, ovviamente, ma senza far venire meno quella loro peculiare capacità di interpretare ongi caso individualmente.

La legge Gelli-Bianco, quindi, viene promulgata affinché i medici possano cercare di lavorare al meglio delle loro possibilità e al contempo  cercando anche di mantenere alta l’attenzione verso quella che è la tutela del paziente e del diritto alla salute.

Responsabilità penale del medico

La legge Gelli-Bianco, la n. 24 dell’8 marzo, che indica le “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”, introduce il nuovo articolo 590-sexies nel codice penale. Cosa dice questo articolo? Recita così: “Se i fatti di cui agli articoli 589 e 590 sono commessi nell’esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste salvo quanto disposto dal secondo comma.” In buona sostanza si esplicano qui quali siano le responsabilità mediche per omicidio colposo o per lesioni personali.

In buona sostanza il medico non verrà punito per un caso di malpractice se questi dimostra di essersi attenuto alle linee guida, quindi il professionista sanitario, se vengono escluse le cause di negligenza o imperizia, e se sono state rispettate le raccomandazioni delle linee guida, non verrà punito nemmeno in caso di morte o lesioni gravissime del paziente.

Diverso è il caso del medico che per negligenza, o per imperizia (basti pensare a tutti quei “medici” non laureati che esercitano illegalmente) causa un danno o addirittura la morte del paziente. Allora sì che ilmedico, ma anche la struttura ospedaliera, è chiamato a rispondere del suo cattivo operato.

Responsabilità civile del medico

La responsabilità civile, in seguito alla nuova normativa, viene ripartita tra la struttura sanitaria e l’esercente la professione. La struttura sanitaria potrà rispondere di un suo dipendente , responsabilità contrattuale, con una prescrizione del caso di 10 anni, e con l’obbligo dell’onere della prova da parte del danneggiato.

Per quanto concerne la responsabilità extracontrattuale, invece, la prescrizione è di soli 5 anni, con ugualmente obbligo dell’onere della prova da parte del richiedente il risarcimento. Si evince facilmente che a seguito diquesta normativa, per molti asetti, sarà decisamente più complesso dimostrare le proprie ragioni, in caso di danno, davanti al giudice.

Medici e strutture ospedaliere sono tenuti per obbligo alla stipula di una polizza assicurativa. Prima della fase giudiziaria è necessario tentare la strada della mediazione. Questa nuova procedura è stata resa necessaria sia per eitare di intasare ulteriormente i Tribunali, sia per evitare di inasprire i rapporti medico-paziente.

Articolo scritto dall’Avv. Marco Boero

Rispondi