Il Patto di Famiglia

La nozione elaborata dal legislatore, all’art. 768-bis, lo descrive come un contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa famigliare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, la propria azienda ad uno o più discendenti. Con il patto di famiglia si possono trasferire anche, in tutto o in parte, partecipazioni societarie (1).

Prima dell’intervento legislativo, tra gli operatori del diritto e dell’economia era sempre più invalsa la considerazione che la disciplina delle successioni in Italia apparisse rigida nell’applicazione, oltre che inadeguata allorché fosse in considerazione la necessità per l’imprenditore di trasferire un’azienda ai propri discendenti. Ed infatti, si rammenta che il nostro sistema legislativo prevede delle categorie di successori (legittimari) (2) che non possono essere estromessi dall’eredità; nello specifico, tali eredi hanno diritto a delle quote predeterminate dalla legge di patrimonio ereditario.

Nel caso in cui il de cuius abbia donato in vita o lasciato per testamento beni per un ammontare tale da ledere le quote spettanti ad alcuno dei legittimari, quest’ultimo può chiedere la riduzione delle altre quote ereditarie o delle donazioni effettuate in vita dal de cuius fino alla reintegrazione della quota a lui spettante (3). In altre parole, se l’imprenditore dona l’azienda ad uno solo dei discendenti e questa donazione leda la quota di altro legittimario, questo può, dopo l’apertura della successione, chiedere che la suddetta donazione venga ridotta.
Non veniva, pertanto, tutelata la situazione, assai frequente, in cui solo uno dei figli sceglie di seguire le orme del padre, continuando l’esercizio dell’impresa, mentre l’altro o gli altri vengono aiutati ad intraprendere un’altra attività. Al momento della morte dei genitori, anche questi ultimi avevano, imprescindibilmente, diritto alla loro quota dell’azienda.

La recente normativa ha recepito tali esigenze, sempre più avvertite nel contesto economico e sociale, agevolando il ricambio generazionale nell’azienda, dapprima fortemente limitato dal generale divieto di patti successori di cui all’art. 458 cod. civ. (4) Tale ultimo articolo è stato, peraltro, modificato nella sua parte iniziale, proprio per disciplinare la deroga parziale a tale divieto e per l’inevitabile esigenza di coordinamento normativo alla luce della nuova disciplina.
La novità legislativa ha mutato in sostanza lo scenario di riferimento, consentendo ora all’imprenditore di assicurare il trasferimento del bene produttivo (azienda), salvaguardando al tempo stesso l’unità familiare.
Il patto di famiglia è dunque il contratto – tipico, ossia disciplinato nei suoi contenuti dalla legge – con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, la propria azienda o le proprie partecipazioni societarie a uno o più tra i suoi discendenti.
Trattasi di un atto inter vivos, con effetti traslativi immediati dell’azienda, la cui particolare disciplina si discosta vistosamente dalle regole generali successorie.
A pena di nullità, il contratto va stipulato nella forma di atto pubblico (art. 768-ter cod. civ.). previsione che tende ad assicurare un consenso tendenzialmente più informato di tutti i partecipanti.
I partecipanti al patto, oltre ovviamente all’imprenditore disponente, devono necessariamente essere il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari se, al momento della stipulazione del patto, si aprisse la successione dell’imprenditore: art. 768-quater (5), primo comma cod. civ.
Gli assegnatari dell’azienda o delle partecipazioni societarie devono liquidare gli altri partecipanti al contratto – ossia tutti coloro che al momento della sottoscrizione del patto sarebbero legittimari rispetto all’imprenditore – con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote di legittima o in natura (art. 768-quater, secondo comma cod. civ.).
V’è poi una seconda ipotesi, che può essere ricavata analizzando il terzo comma del medesimo articolo da ultimo citato: che il soddisfacimento degli altri legittimari avvenga mediante altri beni assegnati dal disponente stesso. Detti beni in tal caso sono imputati alle quote di legittima loro spettanti.
Quanto ricevuto dai contraenti, per disposto di legge (art. 768-quater, ultimo comma cod. civ.), non è soggetto a collazione o a riduzione ( vedi nota 3).
È fatta salva la possibilità che i partecipanti al patto non assegnatari dell’azienda rinunzino, in tutto o in parte, alla liquidazione della somma corrispondente al valore delle quote loro spettanti (art. 768-quater secondo comma cod. civ.).
Il patto di famiglia può essere impugnato per vizi del consenso (art. 768-quinquies cod. civ.) e la suddetta azione si prescrive nel termine di un anno.
Il patto di famiglia può essere sciolto o per mutuo consenso, tramite la stipulazione di un nuovo contratto avente le medesime caratteristiche e prevedente la partecipazione delle medesime parti che conclusero il primo patto, ovvero mediante recesso, se la facoltà di recedere fu espressamente prevista nel patto stesso. La dichiarazione di recesso è destinata alle controparti contrattuali e deve essere certificata da notaio (art. 768-septies cod. civ.)(6).
Ove si verificasse che il coniuge o altri legittimari siano stati pretermessi dalla stipulazione del patto essi potranno, all’apertura della successione dell’imprenditore disponente, chiedere ai beneficiari del patto il pagamento della somma pari al valore delle quote di legittima loro corrispondenti, maggiorata degli interessi legali (art. 768-sexies cod. civ.).
La norma finale dell’art. 768-octies cod. civ. prevede che le controversie relative alle disposizioni sul patto di famiglia vadano preliminarmente devolute agli organismi di conciliazione previsti dall’articolo 38 del D. Lgs.vo 17.1.2003 n. 5.

 

NOTE:

  1. Art. 768 bis: È patto di famiglia il contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, etitolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti.

  2. Art. 536:Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.Ai figli legittimi sono equiparati i legittimati [c.c. 280] e gli adottivi [c.c. 291, 306, 324, n. 3].A favore dei discendenti dei figli legittimi o naturali, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli legittimi o naturali.

    Art. 537. Riserva a favore dei figli legittimi e naturali. Salvo quanto disposto dall’articolo 542, se il genitore lascia un figlio solo, legittimo [c.c. 232, 324, n. 3] o naturale, a questi è riservata la metà del patrimonio. Se i figli sono più, è loro riservata la quota dei due terzi, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli, legittimi e naturali.I figli legittimi possono soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano. Nel caso di opposizione decide il giudice [disp. att. c.c. 38], valutate le circostanze personali e patrimoniali.

    Art. 538. Riserva a favore degli ascendenti legittimi.Se chi muore non lascia figli legittimi né naturali, ma ascendenti legittimi, a favore di questi è riservato un terzo del patrimonio, salvo quanto disposto dall’articolo 544.In caso di pluralità di ascendenti, la riserva è ripartita tra i medesimi secondo i criteri previsti dall’articolo 569 .

     

  3. Art. 554. Riduzione delle disposizioni testamentarie. Le disposizioni testamentarie eccedenti la quota di cui il defunto poteva disporre [c.c. 556] sono soggette a riduzione nei limiti della quota medesima [c.c. 557, 558, 2652, n. 8].

    Art. 555. Riduzione delle donazioni. Le donazioni, il cui valore eccede la quota della quale il defunto poteva disporre, sono soggette a riduzione fino alla quota medesima [c.c. 219, 735, 809; disp. att. c.c. 135].Le donazioni non si riducono se non dopo esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento [c.c. 1923, 2652, n. 8] .

  4. Art. 458. Divieto di patti successori. Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 768-bis e seguenti, è nulla [c.c. 1418] ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione. È del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti [c.c. 2122] che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi [c.c. 557, 679, 1348, 2823]

  5. 768-quater. Partecipazione.Al contratto devono partecipare anche il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari ove in quel momento si aprisse la successione nel patrimonio dell’imprenditore.Gli assegnatari dell’azienda o delle partecipazioni societarie devono liquidare gli altri partecipanti al contratto, ove questi non vi rinunzino in tutto o in parte, con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote previste dagli articoli 536 e seguenti; i contraenti possono convenire che la liquidazione, in tutto o in parte, avvenga in natura.I beni assegnati con lo stesso contratto agli altri partecipanti non assegnatari dell’azienda, secondo il valore attribuito in contratto, sono imputati alle quote di legittima loro spettanti; l’assegnazione può essere disposta anche con successivo contratto che sia espressamente dichiarato collegato al primo e purchè vi intervengano i medesimi soggetti che hanno partecipato al primo contratto o coloro che li abbiano sostituiti.Quanto ricevuto dai contraenti non è soggetto a collazione o a riduzione.

  6. 768-septies. Scioglimento.Il contratto può essere sciolto o modificato dalle medesime persone che hanno concluso il patto di famiglia nei modi se.

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