Recuperare il TFR e le buste paga non pagate dal datore di lavoro insolvente grazie all’intervento del Fondo di garanzia INPS

In tempi di crisi economica quale quella attuale non è raro che un datore di lavoro non sia in grado di corrispondere regolarmente le retribuzioni dovute e/o il TFR ai propri dipendenti; pertanto il lavoratore che si trovi a dover recuperare crediti ad esso spettanti non saldati dall’impresa potrà usufruire dell’intervento del Fondo di Garanzia dell’I.N.P.S.

In tal modo sarà possibile superare la situazione di “impasse” eventualmente insorta nella pratica di recupero del proprio credito derivante dall’intervenuto stato di insolvenza del datore di lavoro, ossia l’incapacità economica-patrimoniale di quest’ultimo di onorare le obbligazioni assunte.

L’art. 2 della Legge n. 297/1982 ha infatti istituito, presso l’I.N.P.S., uno speciale Fondo di Garanzia a tutela dei lavoratori subordinati al preciso scopo di intervenire, in sostituzione del datore di lavoro che si trovi in stato di insolvenza e, di conseguenza, non abbia adempiuto ai propri obblighi retributivi nei confronti del dipendente, per il pagamento del trattamento di fine rapporto (prima ipotesi) e delle somme dovute a titolo di retribuzione degli ultimi tre mesi del rapporto di lavoro (seconda ipotesi). All’interno di quest’ultima categoria sono ricompresi ed indennizzabili dal Fondo gli importi dovuti a titolo di tredicesima e quattordicesima, di prestazioni di malattia e maternità, mentre sono escluse (e pertanto non corrisposte dal Fondo) gli eventuali importi per ferie non godute, permessi non goduti, indennità di mancato preavviso e di malattia a carico dell’I.N.P.S. che il datore di lavoro avrebbe dovuto anticipare nonché, più in generale, (stando a quanto indicato dallo stesso Ente) “le altre indennità non aventi il carattere di retribuzione propriamente detta”.

In ogni caso, come anticipato, la condizione necessaria per l’intervento del Fondo di Garanzia dell’I.N.P.S. è l’accertamento dello stato di insolvenza del datore di lavoro che può verificarsi tramite l’apertura di una procedura concorsuale a carico di quest’ultimo oppure in seguito ad un’infruttuosa esecuzione forzata promossa dal lavoratore nei confronti del datore di lavoro.

In particolare, nel primo caso, tra le procedure concorsuali che danno titolo all’intervento del Fondo sono ricomprese il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa e l’amministrazione straordinaria. Nell’ambito delle predette procedure, ai fini dell’intervento del Fondo, è necessario che vengano debitamente accertate e determinate dagli organi della procedura le somme dovute a titolo di trattamento di fine rapporto e/o le ultime tre mensilità spettanti al lavoratore e non corrisposte dall’impresa. A tale scopo, occorre presentare agli Organi della procedura la domanda di ammissione allo stato passivo dei crediti derivanti dal rapporto lavorativo e ottenerne la relativa ammissione al passivo della procedura.

Nel caso, invece, in cui il datore di lavoro non sia assoggettabile a procedura concorsuale, graverà sul lavoratore l’onere di dimostrare tale circostanza, in sede di domanda all’I.N.P.S., mediante la presentazione di copia del decreto del Tribunale con cui è stata rigettata l’istanza di fallimento promossa nei confronti del datore di lavoro per insussistenza dei presupposti (salvo alcuni casi particolari in cui il decreto di reiezione non è richiesto: ad es. se il datore di lavoro è un imprenditore agricolo); il Fondo di Garanzia interviene laddove il lavoratore, munito di titolo esecutivo (a titolo esemplificativo, un decreto ingiuntivo esecutivo) e precetto, abbia tentato di recuperare il proprio credito mediante l’esperimento di una esecuzione forzata nei confronti dell’impresa debitrice (solitamente pignoramento mobiliare presso la sede della società – legale ed operativa se diverse – e presso il luogo di residenza del datore di lavoro se imprenditore individuale, nonché presso la residenza di tutti coloro che rispondono illimitatamente delle obbligazioni sociali, in caso di società di persone), ma tale procedura si sia rivelata infruttuosa od insufficiente a soddisfare il credito in oggetto. In tal caso, per ottenere il pagamento da parte del Fondo di Garanzia, sarà necessario allegare alla domanda l’originale del titolo esecutivo e la copia del ricorso sulla base del quale è stato ottenuto (nell’esempio succitato, il ricorso per decreto ingiuntivo), oltre alla copia autentica del verbale di pignoramento negativo.

Una precisazione, a questo punto, si rende necessaria con riferimento ai crediti di lavoro diversi dal TFR, indennizzabili dal Fondo di Garanzia soltanto nel già citato limite delle ultime tre mensilità retributive spettanti al lavoratore. L’I.N.P.S., infatti, si fa carico di indennizzare tali retribuzioni a condizione che gli ultimi 90 giorni del rapporto di lavoro rientrino nei dodici mesi che precedono la data, alternativamente, del deposito in tribunale della prima domanda che ha dato origine alla rispettiva procedura concorsuale (ad esempio, la data del deposito dell’istanza di fallimento) oppure del deposito in tribunale del ricorso per la tutela dei crediti (ad es. ricorso per decreto ingiuntivo) per i quali si chiede l’intervento del Fondo.

Raccolta l’indispensabile documentazione richiesta dall’Ente previdenziale ai fini dell’accoglimento della domanda di intervento del Fondo – il cui elenco analitico è consultabile sul sito dell’I.N.P.S. – quest’ultima deve essere presentata necessariamente in via telematica, anche tramite l’aiuto di un legale che procederà  all’invio della richiesta via web attraverso il sito internet dell’I.N.P.S.; il termine per la liquidazione, da parte dell’INPS, delle somme richieste, è di 60 giorni dalla presentazione della domanda, anche se spesso, nella prassi, il pagamento avviene ben oltre il termine suddetto.

Da ultimo, è bene sottolineare come il lavoratore debba prestare particolare attenzione ai termini di prescrizione previsti per la presentazione della domanda al Fondo di Garanzia, per non rischiare di veder compromesso il proprio diritto al recupero di quanto ad esso spettante. Per quanto riguarda la richiesta di intervento per il recupero del TFR, questa deve essere presentata dal lavoratore entro cinque anni dalla data del provvedimento che chiude la procedura concorsuale a cui è stato sottoposto il datore di lavoro (nell’ambito delle procedure concorsuali diverso è il caso del concordato preventivo, in cui il termine a partire dal quale scattano i termini di prescrizione è la data di omologa del concordato) oppure, nel caso di esecuzione individuale, dalla data del verbale di pignoramento negativo. Più breve, invece, è il termine prescrizionale inerente il recupero delle ultime tre mensilità della retribuzione, corrispondente ad un anno decorrente dai medesimi dies a quo sopra citati.

 

Avv. LUCA ORI

Dott. DAVIDE SEMINA

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