Art. 497 bis cp

Art. 497 bis c.p.

La riflessione trae spunto da un ricorso del Procuratore Generale per la cassazione di una sentenza di patteggiamento relativa all’art. 497 bis c.p. per erronea qualificazione giuridica del fatto (applicazione della fattispecie più lieve di cui al primo comma in luogo del secondo comma). Il ricorso muove dalla giurisprudenza di legittimità che ricomprende nella fattispecie più grave la detenzione di un documento contraffatto per uso personale (nonostante il predetto secondo comma dell’art 497 bis espressamente escluda l’uso personale tra le ipotesi più gravi di detenzione) quando il documento rechi l’immagine del possessore, considerando ciò elemento indiziario del concorso nella contraffazione. ll comma secondo è un’autonoma fattispecie di reato, diretta a colpire le condotte di detenzione del documento falso per uso non personale e quelle di formazione del documento falso (sia per uso personale che non personale), siccome condotte potenzialmente più pericolose per la realizzazione e diffusione del reato nella collettività e rivelatrici di una indole delinquenziale più severa, rispetto al mero detentore per uso personale.La “ratio” di cui all’art. 497 bis cpv c.p. è quella di punire in modo più significativo chi fabbrica o comunque forma il documento, oppure lo detiene fuori dei casi di uso personale, mentre il possesso per uso personale rientra nella previsione di cui all’art. 497 bis, comma primo, c.p. se non accompagnato dalla contraffazione ad opera del possessore.La giurisprudenza citata dal Procuratore Generale riguarda diverse fattispecie che non possono assumere portata generale: giacché in quelle ipotesi oggetto delle sentenze citate dalla Procura (Cass. Sez. 5 25659/18, Cass. Pen. Sez.V, sent. 5355 del 2014), il documento contraffatto conteneva immagine riproducente il volto del soggetto possessore (ma generalità diverse) e ciò rappresenterebbe -secondo la Corte- indizio della compartecipazione del medesimo alla formazione del documento falso.Orbene, prescindendo ora dalla valutazione critica di tale interpretazione, che svuoterebbe di significato il primo comma (giacché vi rientrerebbero soltanto le ipotetiche detenzioni di documenti contraffatti per uso personale recanti però immagini o generalità di altri), deve rilevarsi che -in ogni caso- siffatta corrispondenza tra immagine sul documento e volto dell’imputato deve sempre essere accertata nel caso concreto.La scelta del rito alternativo (patteggiamento), nel caso che ho seguito, comporta un evidente sacrificio della prova in ossequio alla celerità della definizione del processo: in questo caso la mancanza della fase istruttoria non ha permesso di accertare il concorso nella contraffazione da parte del possessore. In mancanza di prova, pertanto, e con gli elementi acquisiti in sede di convalida di arresto e relativo giudizio direttissimo, deve ritenersi correttamente qualificato il reato come fattispecie di cui al comma 1 dell’art. 497 bis cpp, perché il soggetto era stato trovato nel mero “possesso del documento falso”. La sommarietà del rito peraltro non ha permesso neanche di formare il convincimento indiziario in ordine alla immagine del documento, se corrispondesse o meno al soggetto possessore. Ciò, in assenza di altri elementi indiziari o probatori che farebbero propendere per l’ipotesi di concorso nella formazione del documento falso, quali -a titolo esemplificativo- carta o tessere plastificate o altro materiale o strumenti per la falsificazione, porta ad escludere la sussistenza della fattispecie più grave.In assenza di prova circa il concorso nella contraffazione, e non potendo valutare neanche l’elemento indiziario della immagine (preso in considerazione nelle sentenze richiamate dalla Procura), trattasi di mero possesso riconducibile al primo comma.A mio avviso, la chiave di lettura dell’art. 497 bis si rinviene proprio nell’inciso del secondo comma “fuori dei casi di uso personale” che segna il discrimine tra l’ipotesi di cui al primo comma dell’art. 497 bis e l’ipotesi aggravata di cui al comma 2: tale inciso va esteso (nonostante la virgola nel testo della norma) sia alle ipotesi di semplice detenzione (per uso personale) di un documento falso, sia ai casi in cui il soggetto, pur essendo concorso nella formazione del documento falso, abbia formato un documento falso per un uso personale. In pratica colui il quale detenga un documento falso per un uso personale o abbia concorso nella formazione di un documento destinato ad un utilizzo personale (quindi un documento falsificato ma che sia comunque asservito all’utilizzo da parte soggetto possessore) deve rispondere del reato di cui all’art. 497 bis comma primo mentre, al contrario, colui il quale abbia falsificato o detenga un documento falso per conto di altri (in questa condotta si presume che il legislatore abbia voluto inasprire la pena punendo il traffico e/o la commercializzazione di un documento falso) dovrebbe rispondere del reato de quo però nella forma aggravata di cui al secondo comma. Tale interpretazione è peraltro in linea con la finalità della norma, introdotta per contrastare la lotta al terrorismo internazionale e la criminalità organizzata.Comunque, anche volendo propendere per l’interpretazione testuale, che invece sembra ricomprendere sempre nel secondo comma la condotta di chi forma e predispone il falso o vi concorre, non convince il collegamento indiziario operato dalla Corte tra la foto e la realizzazione del falso.

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