art. 570 e 570 bis codice penale. Mantenimento

ART. 570 C.P. E ART. 570 BIS C.P.: LA VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE E DEGLI OBBLIGHI DI NATURA ECONOMICA

L’art. 570 del codice penale è norma posta a tutela delle esigenze assistenziali ed economiche del nucleo familiare e punisce con la reclusione fino ad un anno e con la multa fino a 1.032,00 euro i familiari che si rendono responsabili dei reati ivi contemplati. Rientra nel concetto di nucleo familiare anche la convivenza more uxorio.

La casistica giurisprudenziale riguarda per lo più la violazione di obblighi di natura economica di cui al secondo comma n. 2) del predetto articolo, con particolare riferimento al mancato versamento del mantenimento nei confronti del coniuge o dei figli stabilito in sede di separazione legale. L’esperienza quotidiana nelle aule di giustizia tuttavia dimostra un uso eccessivo e quasi strumentale del processo penale che, nella cornice della guerra patrimoniale tra ex coniugi, diventa un’arma di ricatto per ottenere l’esatto adempimento dell’obbligazione civilistica fino all’ultimo centesimo di euro, o per spogliare l’ex marito di ogni residuo bene, sotto minaccia della incombente condanna penale.

La ratio della norma non è questa. La ratio della norma è tutelare il familiare che viene a trovarsi in uno stato di bisogno (che deve essere provato in giudizio), perché privato dei mezzi di sussistenza a causa della condotta dolosa posta in essere dall’obbligato inadempiente. Pertanto, non ogni inadempimento all’obbligo di corrispondere il mantenimento stabilito in sede civile integra la fattispecie penale. Deve essere un inadempimento grave, tale da aver generato uno stato di bisogno, consistente nell’aver rinunciato alle fondamentali esigenze di vita (magiare, vestirsi, studiare, curarsi). Non è indicativo di uno stato di bisogno ad esempio l’aver rinunciato alle vacanze, all’estetista, al telefonino di ultima generazione, agli abiti firmati, quand’anche in costanza di matrimonio lo stile di vita poteva permettere queste comodità. Il concetto di mezzi di sussistenza previsto dalla norma penale non coincide col concetto di mantenimento in senso civilistico, quest’ultimo commisurato sì allo stile di vita durante il matrimonio e alle condizioni reddituali delle parti. Sulla distinzione tra inadempimento civile e responsabilità penale è tornata di recente la Suprema Corte, Sez. VI, con sentenza del 11/01/2019 n. 1342 (a proposito della irrilevanza penale del mancato versamento del mantenimento a figlia maggiorenne abile al lavoro, sebbene avente diritto al mantenimento alla stregua della normativa civilistica, che come noto ne riconosce il diritto anche ai figli maggiorenni non autonomi e non indipendenti economicamente, sempre che la mancata indipendenza non sia dovuta a colpa).

Ex parte debitoris deve essere valutato l’elemento psicologico: per configurare tale reato deve sussistere il dolo generico, vale a dire l’elemento psicologico di consapevolezza e di volontaria inottemperanza. Ne discende che nell’ipotesi in cui il soggetto obbligato si trovi nell’incapacità economica di adempiere per comprovata indigenza o per incolpevole impossibilità, nessuna responsabilità penale potrà essergli riconosciuta. Il Giudice penale deve pertanto valutare attentamente il caso concreto in tutte le sue peculiarità, dovendosi escludere ogni automatica equiparazione dell’inadempimento civilistico alla violazione della legge penale. Spesso accade che in sede di separazione legale venga stabilito a carico dell’obbligato (di regola il padre o il marito) un importo a titolo di mantenimento troppo elevato rispetto alle sue reali condizioni reddituali: ciò accade perché si tende a sollecitare una definizione conciliativa della causa civile, favorendo con ogni mezzo una separazione consensuale che assicuri almeno su carta un’ampia tutela ai soggetti economicamente più deboli. Di fatto però il soggetto obbligato si trova nell’impossibilità concreta di adempiere. Spesso accade anche che col trascorrere degli anni la situazione reddituale dei coniugi separati subisca variazioni consistenti (ad esempio la moglie che prima non lavorava poi trova un lavoro oppure il marito viene licenziato) ma non venga investita l’autorità giudiziaria per modificare il precedente assetto deciso in base alla situazione anteriore: in tutti questi casi si verifica uno scollamento tra quanto stabilito in sede civilistica e le reali condizioni economiche tra le parti. In tutti questi casi sarà compito della difesa far emergere tali aspetti particolari, con l’obiettivo di offrire prova della concreta impossibilità di far fronte integralmente agli obblighi economici. Compito della difesa pertanto è evidenziare che il mancato o inesatto adempimento non è dovuto ad una scelta volontaria e consapevole determinata da disinteresse nei confronti dei familiari, bensì da incolpevole impossibilità economica, cui il soggetto obbligato ha cercato di ovviare, ad esempio con lavori occasionali il cui provento, sebbene esiguo, veniva comunque corrisposto ai familiari; oppure facendo pervenire direttamente agli aventi diritto beni di prima necessità (spesa, vestiti, libri).

Recenti aperture giurisprudenziali infatti si sono orientate nel senso di riconoscere rilevanza alla datio diretta del mantenimento nei confronti degli aventi diritto (Trib. S.Maria Capua Vetere III pen. N. 2836/2017).

Il nuovo art. 570 bis. Attraverso il d.lgs. n. 21/2018 in vigore dal 06 aprile 2018 è stato introdotto l’art. 570 bis c.p., in un’ottica di ampliamento delle tutele e delle condotte integranti gli estremi del reato, rispetto a quelle previste dall’art. 570, limitante la pena al genitore che faceva mancare i mezzi di sussistenza ai propri discendenti in maniera generica e rimettendo poi al giudice la valutazione della gravità dell’inadempimento e l’inflizione della pena. L’art. 570 bis ha sancito l’applicabilità delle sanzioni penali al coniuge che si sottrae, con qualsiasi condotta, all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimoni0, salvo nei casi in cui l’obbligato dimostri che ci siano gravi e giustificati motivi tali da escludere la sua responsabilità.  Va però osservato che il legislatore ha lasciato aperte alcune lacune: da un lato ha omesso di stabilire in maniera puntuale se anche l’omissione del pagamento delle spese straordinarie integri o meno l’ipotesi di reato o se il riferimento è solo al mantenimento; dall’altro ha omesso di chiarire se il reato possa considerarsi integrato anche nel caso di omissione dell’obbligo al mantenimento in ipotesi di coppie di fatto e unioni civili; infine non ha espressamente previsto l’applicabilità del reato de quo alle prescrizioni economiche in favore dei figli maggiorenni e non autonomi nati fuori dal matrimonio (su quest’ultimo aspetto è stata sollevata questione di legittimità costituzionale dalla Corte d’Appello di Milano). La giurisprudenza di legittimità si è orientata nel senso di ricomprendere anche i figli nati fuori dal matrimonio

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