GRATUITO PATROCINIO

GRATUITO PATROCINIO: CHE COS’E’

Il nostro sistema giuridico prevede la possibilità, per coloro che non hanno risorse economiche sufficienti per affrontare i costi di un processo, di usufruire dell’istituto del patrocinio a spese dello Stato per agire e difendere i propri diritti ed interessi legittimi. Il termine improprio “gratuito patrocinio” è ormai di uso comune, in realtà il patrocinio non è “gratuito” perché è pagato dallo Stato. La parola “patrocinio” indica l’attività di assistenza e rappresentanza dell’avvocato in giudizio.

La richiesta del patrocinio a spese dello Stato può essere presentata infatti solo per l’assistenza e la difesa nel processo e non per mere consulenze. Pertanto se ci si rivolge ad un avvocato per ottenere ad esempio un parere legale, lo studio di atti e/o documenti, un consiglio, queste attività professionali non sono coperte dal beneficio del gratuito patrocinio e devono essere retribuite dall’assistito.

QUALI SONO I REQUISITI PER OTTENERLO

La disciplina del cosiddetto gratuito patrocinio è espressa dagli artt. 74-145 del D.p.r. 30/05/2002 n. 115 “Testo unico in materia di spese di giustizia”. In breve tale normativa individua le condizioni, i requisiti e le modalità di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, grazie al quale i costi dell’avvocato e le spese di giustizia sono sostenute totalmente dallo Stato.

I soggetti che possono essere ammessi sono sia i cittadini Italiani che gli stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio italiano al momento del fatto o del rapporto del processo da instaurare, ma anche gli apolidi e gli enti o le associazioni non a fini di lucro o che non esercitano attività economica

Il limite reddituale è il requisito fondante del gratuito patrocinio: il nucleo familiare del richiedente deve avere un reddito annuo non superiore ad euro 11.493,82 (soglia elevata da ultimo aggiornamento nel 2018). La nozione di “reddito” in questa materia è ampia: comprende oltre ai redditi derivanti da lavoro dipendente, da lavoro autonomo e da pensione, anche altre entrate economiche quali ad esempio assegni di mantenimento, aiuti economici da parte dello Stato o da altri enti, introiti da lavori irregolari o occasionali. Il reddito che viene in considerazione è quello risultante dalla somma dei redditi dell’intero nucleo familiare, intendendo per nucleo familiare tutte le persone conviventi con il richiedente (persenti sullo stesso stato di famiglia) e ad esso legate da un vincolo di parentela o da una relazione affettiva stabile. Pertanto, va calcolato anche il reddito di fratelli e sorelle che vivono nella stessa casa, così pure il reddito del convivente more uxorio ivi residente, tuttavia, se il richiedente è in causa contro i familiari si tiene conto soltanto del suo reddito personale. Nelle sole cause penali la soglia reddituale viene elevata di euro 1.032,91 per ogni familiare convivente, senza possibilità di ravvisare in questa differenza di trattamento tra i processi civili e penali una illegittimità costituzionale (il tema infatti è stato già affrontato dalla giurisprudenza costituzionale e risolto in questo senso).

Il beneficio del c..d. gratuito patrocinio è concedibile per tutti i processi: civili, penali, amministrativi, tributari, di lavoro, di assistenza e previdenza, procedimenti di volontaria giurisdizione. Pertanto, il gratuito patrocinio è concedibile all’indagato, all’imputato, al condannato, alla persona offesa dal reato, alla parte civile, al responsabile civile o al civilmente obbligato alla pena pecuniaria.

L’ammissione è valida per ogni grado e per ogni fase del processo nonché per tutte le eventuali procedure, derivate ed incidentali, comunque connesse. Quindi è valida ad esempio per la mediazione civile obbligatoria che precede la causa. Sulla base di ciò, sarebbe astrattamente possibile chiedere che il beneficio sia esteso fino a coprire eventuale attività stragiudiziale, preliminare al processo, ove necessaria e ad esso connessa, come ad esempio la redazione di diffide ed eventuale trattativa stragiudiziale, che propriamente non rientrano nel novero delle procedure, ma sono comunque attività connesse al processo.
Occorre invece presentare autonoma richiesta di ammissione al beneficio nella fase dell’esecuzione, nel procedimento di revisione, nei processi di revocazione e opposizione di terzo, nei processi relativi all’applicazione di misure di sicurezza o di prevenzione o per quelli di competenza del tribunale di sorveglianza (sempre che l’interessato possa o debba essere assistito da un difensore) .
Nei procedimenti civili per il risarcimento del danno o restituzioni derivanti da reato, (quando le ragioni non risultino manifestamente infondate) l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato ha effetto per tutti i gradi di giurisdizione.

Il patrocinio a spese dello Stato in ambito penale è escluso nei procedimenti penali per reati di evasione in materia di imposte; se il richiedente è assistito da più di un difensore; per i condannati con sentenza definitiva per i reati di associazione mafiosa, e connessi al traffico di tabacchi e agli stupefacenti (modifiche apportate dalla legge 24 luglio 2008, n. 125).

IN PRATICA COME SI CHIEDE IL GRATUITO PATROCINIO

In materia civile, la domanda viene compilata dall’interessato, preferibilmente con l’assistenza dell’avvocato, tramite apposita modulistica solitamente predisposta dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, consistente in una autocertificazione dell’interessato con sottoscrizione autenticata dal legale e da quest’ultimo verrà poi presentata al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del luogo ove si svolgerà il processo. L’avvocato deve essere iscritto nelle liste dei difensori disponibili ad assumere difese con il patrocinio a spese dello Stato. Per il settore penale, la domanda non si presenta al Consiglio dell’Ordine ma deve essere depositata all’ufficio del magistrato davanti al quale pende il processo o il procedimento.

L’istanza, essendo un’autocertificazione, comporta la piena responsabilità di quanto ivi dichiarato dall’interessato, con conseguenze penali in ipotesi di falsità. Il Consiglio dell’ordine degli Avvocati o il Magistrato procedente comunica al richiedente, entro dieci giorni (termine non perentorio), l’accoglimento o il rifiuto. In caso di approvazione viene trasmessa copia del provvedimento di ammissione e della documentazione all’interessato al giudice competente e all’Agenzia delle Entrate per la verifica sulla veridicità delle dichiarazioni reddituali. Il decreto di ammissione può essere sempre revocato se nel corso del processo le condizioni reddituali si modificano oppure se c’è stata un’ammissione provvisoria e risultano non sussistenti i presupposti.

Da ultimo, si ritiene opportuno evidenziare la differenza tra avvocato d’ufficio e avvocato che difende col gratuito patrocinio, due figure distinte che vengono spesso confuse dai non addetti in materia: l’avvocato d’ufficio esiste come figura solo per il processo penale e deve essere retribuito dall’assistito, è “d’ufficio” in quanto viene nominato dall’autorità procedente se l’indagato o imputato non ha indicato il nominativo di un suo avvocato di fiducia; l’avvocato col gratuito patrocinio (sia nel civile che nel penale) viene invece scelto dall’assistito e pagato dallo Stato. Premesso ciò, le due figure possono coincidere quando nel processo penale l’imputato è ammesso al patrocinio a spese dello Stato ed è assistito da un difensore d’ufficio.

Roma, 23 maggio 2019

Avv. Letizia Quintiliani

 

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