il Jobs Act e il risarcimento del danno da licenziamento dopo la sentenza della Corte Costituzionale 194/2018

La giurisprudenza formatasi dopo la sentenza della Corte Costituzionale n.194/2018 , nel determinare l’ammontare dell’ indennità risarcitoria non pare “abusare” dei margini di discrezionalità concessi dalla Corte.
Dalla non copiosa giurisprudenza formatasi si evince infatti l’utilizzo dell’anzianità di servizio del lavoratore, quale parametro di base per la quantificazione dell’indennità, con richiami ai criteri indicati dalla Corte.
Così per esempio nell’ordinanza del 21 novembre 2018 il Tribunale di Genova ha fissato, per una lavoratrice licenziata in un’azienda con meno di 16 dipendenti, una indennità risarcitoria pari a sei mensilità considerando, quali criteri per giustificare l’entità del ristoro, sia le elevate competenze professionali della lavoratrice, sia le gravi violazioni di natura contrattuale che avevano condotto al licenziamento. Il Tribunale di Genova ha altresì considerato, nella valutazione espressa, anche il comportamento tenuto dalla parti.
Il Tribunale di Cosenza invece nell’ordinanza del 20 febbraio 2019, per una lavoratrice con sei anni di anzianità di servizio, ha liquidato una indennità pari a 15 mensilità e nella quantificazione del danno ha considerato il comportamento tenuto dal datore di lavoro nel corso del tentativo di conciliazione. Sempre il Tribunale di Cosenza in un’altra ordinanza del 20 febbraio 2019 ha liquidato, per un lavoratore con anzianità di servizio pari a 13 mesi, una indennità pari a 2 mensilità di retribuzione e tanto in considerazione non solo dell’anzianità di servizio del lavoratore ma valutando anche il comportamento tenuto dallo stesso nel corso del procedimento disciplinare.
Allo stato dunque emerge una particolare attenzione da parte dei Giudici nell’utilizzazione dei margini di discrezionalità a loro concessi dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 194/2018

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