Legge sul sovraindebitamento (n. 3/2012)

Legge sul sovraindebitamento (n 3/2012) 

La presente nota, senza aver alcuna pretesa d’essere esaustiva, ma anzi, essenziale, mira a dare una conoscenza basilare sulla Legge n 3/2012 (detta anche “legge salvasuicidi”).

Essa:

– Consente al debitore di far fronte ai propri debiti, nei limiti delle proprie risorse attuali, sollevandolo dalla depressione e/o pressione psicologica (tipici effetti del sovraindebitamento), contemperando il bisogno del debitore con la migliore soddisfazione possibile dei creditori;

– E’ idonea a contrastare le azioni esecutive in corso, ma può essere utilizzata solo da chi ha, comunque, un patrimonio (immobili) e/o un reddito (stipendio) proprio o di un garante (o più), anche minimo, col quale soddisfare i creditori, anche parzialmente,

Si rivolge ai soggetti non fallibili, cioè: privati consumatori (non svolgenti, nel presente o nel passato, attività professionali o imprenditoriali; oppure soggetti, svolgenti anche tali attività, ma con debiti assunti soltanto per scopi estranei ad essa) ed enti ed imprese, esclusi dalle previsioni della Legge Fallimentare (soggetti commerciali che non svolgono attività commerciale o la svolgono/svolgevano con reddito c.d. sotto soglia),

  • Prevede tre possibili procedure:
  • Il piano del consumatore, progetto presentabile da debitori, persone fisiche, proponenti un progetto di pagamento non solo stralciato dei propri debiti, ma anche rateizzato (dal 40% al 70% in generale, ma anche fino al 95% dei debiti chirografari), con possibilità anche di cessione di parte del proprio patrimonio. In presenza di determinati requisiti d’ammissibilità (non fallibilità), nonché di merito (meritevolezza, fattibilità e sostenibilità) è approvato e reso esecutivo, mediante omologa, dal Giudice competente, con propria autonoma decisione, a cui i creditori dovranno assoggettarsi.
  • L’accordo del debitore, progetto presentabile da enti ed imprese non fallibili. Ha caratteristiche simili al piano del consumatore, con la differenza di richiedere l’accettazione di tanti creditori, quanti vantino il 60% dei crediti. Esso non viene deciso su approvazione del giudice, ma su consenso – espresso o tacito- dei creditori.
  • La liquidazione del patrimonio, progetto presentabile da un debitore, disposto a mettere a disposizione tutto il suo patrimonio per il pagamento dei propri debiti. In tal caso, il Tribunale nominerà un liquidatore che provvederà a vendere tutti i beni di proprietà del debitore (entro 4 anni) e pagare, pro-quota, tutti i debiti. In tal caso, il debitore perderà tutti i suoi beni, potendo mantenere soltanto: 1) i beni per legge impignorabili; 2) i crediti di carattere alimentare e di mantenimento; 3) i crediti impignorabili (art. 545 del Codice di Procedura Civile); 4) i frutti derivanti dall’usufrutto dei beni dei figli e i beni costituiti in fondo patrimoniale e i loro frutti; 5) gli stipendi, i salari e le pensioni che il debitore guadagna con la propria attività, nei limiti di quanto occorre al mantenimento della famiglia.

Soggetti impediti all’utilizzo della Legge 3/2012:

1) già sottoposti a procedure concorsuali; 2) aventi già utilizzato la Legge 3/2012, negli ultimi 5 anni; 3) già ammessi ai benefici della Legge 3/2012, ma che, per fatti a loro imputabili, si sono visti revocare il provvedimento; 4) colpevoli di non aver fornito tutta la documentazione necessaria a ricostruire la loro situazione patrimoniale e economica, tale per cui, non avendo detto tutto (o la verità sul tutto), non hanno consentito d’affrontare i problemi, magari risolvibili se conosciuti. E qualora emergano elementi tenuti nascosti, il debitore può vedersi revocato il provvedimento emesso in suo favore, rendendo vano ogni sforzo e correndo il rischio di commettere reato, punito penalmente.

Nelle città in cui sono costituiti, la domanda d’ammissione alla Legge 3/2012 – con cui ha inizio la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento – è presentabile solo tramite i c.d. Organismi di Composizione della Crisi (O.C.C.) – enti promossi da Enti pubblici, Camere di Commercio o Ordini Professionali- con competenze professionali necessarie ad accompagnare e consigliare il debitore nella redazione della proposta di composizione della sua situazione di sovraindebitamento e nell’esecuzione della stessa, altrimenti (nelle circoscrizioni di Tribunali in cui non è costituito un OCC) è presentabile direttamente tramite il Tribunale (presso la Cancelleria della Volontaria Giurisdizione o la sez. fallimentare) ove il debitore ha la residenza o l’ente la sede principale, che provvede alla nomina di un professionista (avvocato, commercialista o notaio), idoneo a svolgere il ruolo.

Opportunità / necessità dell’assistenza di un avvocato

Anche se la Legge 3/2012 non prevede vincoli e, quindi, da possibilità al debitore di presentare personalmente la propria proposta, senza alcuna assistenza tecnica, in realtà, il linguaggio tecnico della procedura richiede la presenza di un avvocato, capace d’assistere il cliente (debitore) nello svolgersi di tutta la burocrazia della procedura. In proposito, però, bisogna precisare che il lavoro d’analisi ed espletamento della procedura, ai sensi della Legge 3/2012, resta d’esclusiva competenza dell’O.C.C. e del “Gestore della crisi da sovraindebitamento”, a sua volta nominato dall’Ente.

In estrema sintesi, la legge 3/12 consente una ristrutturazione dei debiti, che si concretizza, essenzialmente, in una riduzione dei debiti ed una rateizzazione del pagamento (con possibile rinvio di un anno) spalmandolo su un lasso di tempo anche molto lungo (10 /20 anni), allo scopo di ricreare un equilibrio tra le rate mensili dei debiti da pagare ed il flusso delle entrate del soggetto, quali per esempio: la cessione di alcuni beni (per esempio immobili) e/o crediti (tipicamente il TFR), in modo da ridurre la massa dei debiti da gestire.

Nota bene: col deposito della proposta vengono sospesi gli interessi convenzionali e/o legali sui crediti non assistiti da ipoteca, pegno o privilegio e che, in molte occasioni, è stato possibile ottenere rateazioni lunghissime (anche 30 anni) e senza interessi. Inoltre, nel momento in cui la procedura viene depositata al Tribunale vengono sospese tutte le procedure esecutive in quel momento in atto a carico del debitore.

Esempi pratici:

Piano del consumatore (proposto da un dipendente pubblico, con stipendio pignorato di 1/5)

Il cliente, afflitto da un debito di € 85.000,00 (derivato da n. 3 finanziamenti di rispettivi: € 15.000,00 +  € 20.000,00 + € 25.000,00 + € 20.000,00 per Equitalia), a cui una delle tre finanziarie aveva pignorato 1/5 dello stipendio, pari ad € 330,00 mensili per 4 anni, a causa del mancato pagamento derivato dalla venuta meno del reddito della suocera convivente che contribuiva al menàge familiare, ma deceduta prematuramente, facendo ricorso alla detta procedura, non solo poteva abbattere il detto debito ad € 40.000,00, che poteva pagare con una rata di € 250,00 mensili, spalmati in 10 anni. Il tutto precisando che, in attesa della procedura, venivano sospese le trattenute del 5º, con successiva esdebitazione del tutto.

Proposta d’Accordo: proposto da ex artigiano,

Il cliente, afflitto da un debito di € 300.000,00 (di cui: €150.000,00, per mutuo non pagato ed in sofferenza + € 150.000,00 per debiti erariali, già passati ad Equitalia), già giunto alla 4^vendita della propria casa, non solo ha ottenuto l’immediata sospensione della 4^ vendita (prevista dopo pochi giorni), ma anche, si è visto ridurre il proprio debito in complessivi € 95.000,00 (di cui: € 45.000,00, pari al raggiunto prezzo della 4^ vendita + € 50.000,00, pari alla riduzione del debito erariale di ben € 150.000,00, resa possibile anche grazie alla totale depurazione da sanzioni ed interessi dell’ente creditore, nonché del 40% della sorte capitale), da pagare in 130 rate (10 anni) di € ,00 cadauna, con un’esdebitazione totale di € 210.000,00.

Liquidazione: proposto da un ex-dipendente, pensionato,

Il cliente, anziano ed afflitto da un debito di € 900.000,00 (di cui: €150.000,00 per un mutuo non pagato, in sofferenza + € 750.000,00, per debiti erariali, già passati ad Equitalia), godente la proprietà di un solo immobile (garage del valore di mercato di € 25.000,00) e, facente affidamento sulla pensione di € 1.800,00 (di cui: € 1.000,00, destinati ai bisogni della famiglia), mettendo a disposizione tutto quanto posseduto, e cioè: € 800,00 mensili, per n. 4 anni (= € 38.400,00)+ l’intero patrimonio immobiliare (garage di € 25.000,00), in assenza di una diversa c.d. “alternativa liquidatoria”, riusciva ad esdebitarsi di € 836.660,00 (pari ad € 900.000,00 – € 63.400,00), senza l’angoscia di dover lasciare i propri debiti agli eredi.

In definitiva, in presenza di determinate condizioni e se saputa utilizzare al meglio, la detta legge 3/2012 offre grandi opportunità, ancor oggi semisconosciute, per i soggetti sovraindebitati.

Ora, pur confidando d’aver riepilogato sinteticamente l’essenziale sull’argomento, tuttavia, consigliamo a quanti interessati ad approfondirlo, contattando: l’avv Maria Carmela Pedullà abilitanda gestore della crisi da sovraindebitamento, che potrà delucidare meglio il tutto, oltre a verificare se un caso possa rientrare in una delle dette procedure, o meno.

Cordiali saluti                                                                       avv Maria Carmela Pedullà

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